Continuo ad immaginare il futuro, proietto i miei sogni in avanti allungando passi nei sentieri della mia mente che seguono quel percorso che ho disegnato. Prima erano sogni lontani, così lontani che riuscivo solo ad intuirne i contorni, erano una nuvola confusa e impalpabile seppur sempre nitidi nei miei pensieri. E invece adesso è come se li potessi toccare, come se si trovassero esattamente nella giusta posizione al centro del mio vivere di oggi e fossero lì ad attendermi, pronti per essere vissuti e goduti.
Quando ero piccola il mio sogno era diventare maestra d'asilo e avere una fattoria con tanti animali. Non sono diventata una maestra ma l'amore per gli animali è rimasto e si è ingrandito, assieme a quello per la Natura e al desiderio di una casa nel verde e tanti bambini con i loro piccoli sorrisi ad illuminare la mia vita e quella del'uomo che amo. Sono felice di quello che ho, davvero. Ma vorrei tanto che quei progetti per i quali sto lavorando riuscissero a diventare realtà, che diventassero semplicemente la NOSTRA realtà. Perchè in fondo nonostante io sia una persona estremamente complicata, eccentrica e lunatica i miei sogni si nutrono di cose semplici, si nutrono di amore, di coccole, di casa, di carezze al cane, di piedi scalzi sull'erba, di disegni, libri e musica... di profumo di torta, risvegli abbracciati, di occhi verso il cielo... e ancora di gite, risate, vino buono, famiglia... Famiglia, sì. Famiglia.
Con questo caldo che finalmente è arrivato e la fiacca che ne consegue, voglia di cucinare zero... poche idee, poca fame, voglia di cose fresche. Ecco un'ideuzza per gustare tanta verdura cruda di stagione accompagnata da una gustosa crema di formaggio fresco resa profumata dall'utilizzo di erbe aromatiche e succo di limone. Un pieno di vitamine e poche calorie per questo antipasto estivo, ideale anche per accompagnare un aperitivo.
INGREDIENTI:
- 200 g di robiola
- 3 cucchiai di panna da cucina
- 3 cucchiai di succo di limone
- fogli di basilico e menta
- 1 ciuffo di prezzemolo
- pepe bianco
- 2 cucchiai di olio evo
Mescolare energicamente la robiola con la panna fino a rendere il composto bello spumoso, aggiungere il succo di limone, l'olio e le erbe tritate fini, una leggera macinata di pepe bianco, mescolare bene fino a rendere la salsa omogenea e servire accompagnata a verdure fresche crude.
Chiudo gli occhi in questo sole tiepido del mattino presto, il caldo sulle braccia nude mi fa sentire viva, mentre una lieve brezza accarezza i campi e l'erba si muove in una danza perfetta. Farfalle, coccinelle, uccellini, tutto si risveglia all'amore in un'esplosione di vita e nidi e danze di accoppiamento, i fiori fanno a gara per essere i più belli, il cielo è più grande e si perde oltre la collina dove immagino quella casa in pietra, quell'ulivo dalle braccia accoglienti che cullerà i nostri sogni in un giorno di maggio.
Una ricetta dal sapore fresco, di stagione, molto gradevole, ottima anche il giorno dopo senza essere riscaldata, tirata fuori dal frigo almeno mezz'ora prima di servire.
INGREDIENTI:
( per 2 persone )
- 160 g di spaghetti integrali
- 3 zucchine chiare lunghe di medie dimensioni
- pinoli una manciata
- 150 g di feta
- basilico fresco
- olio evo
- pepe nero in grani
Lavare le zucchine e tagliarle a fette sottili per il lungo, grigliarle e poi tagliarle a striscioline. Lessare la pasta al dente in acqua non troppo salata ( la feta è già saporita, usare meno sale del solito per l'acqua della pasta ), scolarla, condirla con le zucchine, i pinoli, la feta tagliata a quadratini, le foglie di basilico, il pepe nero macinato al momento e una generosa innaffiata di olio evo di buona qualità. Servire subito.
Non c'è niente da fare, girellare per città e paesini è in assoluto il nostro sport preferito. Non c'è quasi niente che sia equiparabile all'emozione di una gita, con tutto quello che le ruota attorno e le è connesso. Perché "la gita" è ricerca e informazione, è preparazione dell'itinerario, è scelta delle cose da visitare e del posto dove mangiare, è conoscenza, sono foto e ricordi a manciate. E' la trepidazione del prima, lo svegliarsi presto come i bambini per l'emozione, il fare colazione in pasticceria prima di partire, il gustarsi la strada ascoltando la nostra musica preferita e cantando insieme, mentre si commentano le cose che vediamo e io leggo la guida. E poi posare gli occhi sulle cose nuove o su cose già viste tempo prima, magari osservando come sono cambiate oppure come sono rimaste immutate nonostante gli anni passati. Ed ogni gita ha qualcosa di speciale, una sensazione diversa da conservare addosso, il colore del cielo mai uguale, l'atmosfera che influenza e che viene influenzata dal nostro vissuto in un reciproco scambio che rende unico ogni attimo e che riesce a rendere magica ogni cosa vista, sia essa un borgo, una campagna, una spiaggia, un museo o qualsiasi altra cosa.
E poi, immancabile e punto focale del nostro vagolare, è il mangiare fuori, generalmente in posti non casuali ma che scovo nella mia ricerca attenta su internet o su qualcuno dei miei numerosi libri di viaggi e guide. Altresì piacevole è lasciar scegliere al caso e infilarsi in qualche osteria o in enoteche che propongono degustazioni, o comprare pane, formaggi e salumi e improvvisare un picnic su un bel prato o sul sagrato di una chiesa. Insomma, lo sappiamo, in Italia dove vai vai caschi bene e assaggiare i prodotti tipici e deliziarsi con ottimo vino del posto è una cosa che non ha prezzo -o meglio, prezzo ahimè ce l'ha eccome, in genere anche abbastanza elevato dato che, crisi o no, sul buon cibo e il buon bere non lesino mai- e che ti arricchisce contribuendo a fare della gita un'esperienza sensoriale a trecentosessanta gradi.
Questa volta siamo stati a visitare la Certosa di Calci, a due passi da Pisa, una struttura imponente e meravigliosa, perfettamente conservata e in gran parte restaurata, dove è possibile effettuare un tour dell'interno visitando le numerose cappelle, le celle dei Padri certosini di clausura, il chiostro, gli appartamenti dedicati a ospiti illustri come Caterina de' Medici, il refettorio, gli orti dove lavoravano i conversi e l'immancabile erboristeria.
Il clima è stato perfetto così com'era, il cielo grigio senza pioggia -che donava quell'aria un po' lugubre e misteriosa da Nome della Rosa- mi faceva immaginare la vita di allora, i monaci chiusi nel loro silenzio di preghiera, il fermento di attività nelle cucine e negli orti, la solennità della biblioteca con antichi tomi miniati, l'odore delle spezie nell'erboristeria.
All'interno dell'immensa Certosa è ospitata anche la collezione del museo di Scienze Naturali, unico nel suo genere perchè oltre ai classici fossili, animali imbalsamati e qualche scheletro di dinosauro, è arricchito da un'ampia collezione di scheletri di cetacei, disposti in fila in un lunghissimo corridoio a vetri. La loro imponenza è impressionante e visitarlo è stato davvero interessante e non privo di risate dato che siamo tornati a vederlo dopo un delizioso pranzo nella vicina San Giuliano Terme, in una piccola osteria dove abbiamo assaggiato salumi e formaggi di presidio Slow Food, pasta fatta in casa e rallegrato quelle delizie con un'ottima bottiglia di vino Bolgheri.
Nelle "gite" non ci sono pensieri e preoccupazioni, non ci sono orari, gli imprevisti rendono ancora più stravagante e insolito il viaggio, non ci sono programmi prestabiliti ma un canovaccio passibile di qualsiasi variante perchè la vera Zingarata, quella di Amici Miei per intendersi, è proprio questa: Una partenza senza meta nè scopi, un'evasione che può durare un giorno, due o una settimana.
E le nostre gite sono animate proprio da questo spirito, lo spirito di due innamorati della vita, del buon cibo, delle nostre colonne sonore, delle chiese, delle piazze, delle piccole botteghe, dei gatti vagabondi, della Natura, di mare, monti, laghi e fiumi, del prezioso sangue dell'uva, delle facce delle persone, del nostro camminare mano nella mano...
Oggi un arrosto di maiale perché il freddo non se ne vuole andare e un piatto invernale è ancora gradito. Un piatto di sicura riuscita che è anche molto economico.
INGREDIENTI:
- filetto di maiale
- 1 filone di pane del tipo "frusta"
- pomodori secchi sott'olio
- rosmarino
- sale e pepe nero
- olio evo
( non indico le dosi, regolatevi in base al numero di persone alle quali è destinato. Per quattro persone dovrebbe bastare un filetto da circa 300-400 g ).
Tagliare a metà la frusta e svuotarla della mollica, disporre le fettine di pomodoro secco nello spazio lasciato dall'incavo della mollica; condire il filetto di maiale con sale e pepe su tutta la superficie, infilzare alcuni aghi di rosmarino nella carne. Posizionare il filetto all'interno della frusta, richiudere, appoggiare sulla crosta qualche rametto di rosmarino e legare con spago da cucina. Posizionare in una teglia nella quale avrete messo circa 6 cucchiai di olio evo e infornare a 180° per circa 50 minuti ( dipenderà dalla grandezza del filetto ). Qualora si seccasse troppo aggiungere qualche tazzina di acqua durante la cottura, capovolgere di lato da una parte e dall'altra verso metà cottura.
Ora comincia il tempo bello. Udite un campanello che in mezzo al cielo dondola? E' la cincia. Comincia il tempo bello. Udite lo squillar d'una fanfara che corre il cielo rapida? E' il fringuello. Fringuello e cincia ognuno già prepara per il suo nido il muschio e il ragnatelo; e d'ora in ora primavera a gara cantano uno sul pero, uno sul melo.
("Tempi belli", Giovanni Pascoli )
Che sia di buon auspicio per l'arrivo della tanto attesa primavera.
Pomeriggio di shopping consolatorio. Preventivato da qualche giorno, desiderato dopo un periodo di risparmio forzato, sognato perchè so che mi fa bene. Peccato che anche per questa azione ci voglia il giorno giusto, o meglio è necessario essere predisposti, fisicamente e mentalmente, a vedersi con indosso la roba che si prova. Io ero tutt'altro che predisposta. Più che altro ero stanca morta, nervosa quel tanto che basta per rendermi intollerante verso qualsiasi tipo di relazione sociale che non andasse al di là del "buongiorno, posso dare un'occhiata?" e soprattutto mi sentivo gonfia, brutta e qualsiasi cosa mi sarebbe stata male, già lo sapevo.
Ma quando noi donne ci mettiamo in testa una cosa, si sa, c'è poco da fare. E pomeriggio di shopping sia.
Girello per un negozio "mezzo bene", toccando, guardando, annusando ( mai sottovalutare l'olfatto, senso comunemente bistrattato ma estremamente sviluppato e tenuto di gran conto dalla sottoscritta ), con aria distratta e la ruga d'espressione perenne tra le sopracciglia, altrimenti detta: keep out, danger! Al che si avvicina un commesso sfoderante quello che credo essere il suo miglior sorriso, chiedendo se ho bisogno di aiuto.
- "Cerco qualche canottierina elegante...insomma qualcosa per la sera...oddio, elegante, un po' per benino via...vabbè insomma, qualcosa in stile mio..." e con le mani indico me stessa, che sfoggio pantaloni della tuta super larghi, scarpe da ginnastica, canottiera "scrausa", capelli raccolti in uno chignon ( cha fa tanto chic, la mia più che altro era una crocchia ), campanella al naso e trucco degli occhi che mi portavo in giro dalla mattina alle sei, e che dopo una mattinata a lavoro che definire intensa è dire poco, si era ridotto ad una macchia nera sfumata, che rendeva il mio aspetto ulteriormente trasandato. Non che il mio look si discosti molto da questo in realtà, ma quando è troppo è troppo, anche per me.
Al che il commesso mi guarda con aria interrogativa e forse anche con un po' di disprezzo-compassione, iniziando a mostrarmi maglie improbabili di ogni genere, brillantinate, sbrilluccicose e paiettate. Al quarto sguardo deve aver capito che proprio no, non erano il mio genere. La scelta successiva è ripiegata su magliette larghe, sdrucite, sgualcite, fintamente macchiate e bucate....ok, no, così no, ti ho chiesto qualcosa per la sera, non un abbigliamento gipsy-hippy o definiscilo come ti pare, che per giunta vuoi vendermi a suon di 70 euro al pezzo.
Già quasi esaurito, il commesso mi tira infine fuori dal cilindro un quattro-cinque pezzi decisamente più adatti, che volo a provarmi con il portamento di una gruccia e che immaginate quanto bene saranno stati abbinati ai suddetti pantaloni della tuta, informi e senza verso...
"no questa troppo stretta, questa troppo larga, questa mi sta malissimo..." le provo e riprovo due tre volte, facendogli perdere un mucchio di tempo mentre si ostina a cercare di convincermi che secondo lui mi stanno tutte bene, ma ovviamente lui non fa testo.
Voglio solo uscire da qui il prima possibile per non vedere più quell'immagine nello specchio, così decido per quella che mi sta meno peggio e che costa meno ( il che è molto ma molto relativo ), arrivo alla cassa e quando sta per battere lo scontrino, felice di essersi finalmente liberato di me, sfoggio il mio sorriso migliore e gli chiedo: "senti, ma a livello di coprispalla hai qualcosa?"
Commesso con faccia priva di espressione, resta immobile per qualche secondo per evitare di utilizzare le sue grosse mani per stringerle intorno al mio piccolo collo, mostra un encomiabile savoir faire e mi dice: "ceeerto..."
Stanco di me e dei miei capricci mi mostra il capo perfetto: colore giusto, forma giusta, tessuto giusto, adatto a qualsiasi occasione e praticamente abbinabile a tutto quello che ho nell'armadio. Con gli occhi che mi si riempiono nuovamente di vita e senza nemmeno provarlo, incurante del fatto che mezzo metro di stoffa costa la bellezza di 99 euro, il commesso attonito mi sente pronunciare queste parole: "Lo prendo. Però la canottiera no."
Valle a capire le donne
Oggi un primo freddo di facile esecuzione, completo e di gusto leggero, pratico per essere trasportato, da una scampagnata alla spiaggia o, per i meno fortunati, ideale per la pausa pranzo a lavoro. INGREDIENTI:
- 200 g di farro
- 300 g di fagiolini burrini
- 200 g di mozzarella di bufala
- 100 g di tonno
- 30 g di pinoli
- basilico
Lessare i fagiolini puliti in acqua bollente salata, scolarli con la schiumarola e cuocere il farro al dente nella stessa acqua. Scolarlo e lasciarlo raffreddare. Tagliare i fagiolini freddi in piccoli pezzi, unire i pinoli, il tonno sgocciolato e la mozzarella a dadini, aggiungere il basilico tagliato a filini, condire con abbondante olio evo e mescolare il condimento al farro. Porre in frigorifero avendo cura di toglierlo dal frigo almeno mezz'ora prima di servire ( La mia versione prevede anche l'utilizzo di succo di limone - abbondante - ma se mi conoscete un po' saprete che ne sono una patita...secondo me ci sta bene ma io non faccio testo, quindi a voi la scelta se aggiungerlo o no... ).
Non voglio essere una ribelle Non voglio convincere tutti quanti Che son cresciuta più negli ultimi mesi Che gli ultimi anni; Non voglio guardare per forza il cielo Per poi sentirmi una sua parte Non voglio le stelle né chi Per essere stella si mette da parte ( "L'amore e basta", Giusy Ferreri )
Un po' di colore questa sera sulla mia tavola, sapori d'estate per un primo semplice e profumato.
Agognata estate, mai così tanto attesa, come quando si era ragazzi e si contavano i giorni perchè la scuola finisse e iniziassero le vacanze. Bisogno di sole e cielo terso, di un bagno nel mare e di un taglietto in un dito che l'acqua salata farà frizzare. C'è voglia di uscire di casa di sera, di respirare l'odore di una pineta e trovare le lucciole nel buio. Vedere sorrisi di anziani in canottiera, con la camicia aperta seduti sulla panchina di una piazza di quartiere, a sventagliarsi con un foglio di carta mentre i nipotini si sporcano le dita con il gelato che cola da un cono. Sentire le risate di una cena tra amici dalla finestra spalancata di un primo piano, immaginando fette di cocomero e una partita di carte. Aspettare che i giorni passino senza fretta, tra un cinema all'aperto e una sagra, scacciando zanzare e ascoltando il rumore dei grilli. Uscire alle sei e un quarto del mattino per andare a lavoro, fresca di doccia sentendo sulla pelle quell'arietta fresca che ti risveglia...e tornare nella penombra di casa sarà un sollievo quando il sole di metà giorno batterà forte sulla mia testa. E poi chiacchiere con le amiche perchè le sere sono più lunghe e i posti più belli, e i progetti tanti.
Ho bisogno di togliermi le scarpe e appoggiare la pianta del piede, tutta quanta, su questa benedetta Terra: non importa se sulla sabbia, su un prato umido, su una pietra o anche su un fottutissimo asfalto, voglio sentirla, forte, sotto di me.
Un augurio speciale a mio fratello e Laura, nel loro primo anniversario di matrimonio.
INGREDIENTI:
- Malloreddus
- pomodori ciliegini
- 1 spicchio d'aglio in camicia
- erbe aromatiche ( io basilico, prezzemolo, menta )
- scorza di limone
- olio evo
Scaldare in una padella uno spicchio d'aglio in camicia in 3 cucchiai d'olio evo, tagliare a metà i pomodorini e saltarli in padella quando l'olio sarà ben caldo, togliere l'aglio, abbassare la fiamma e lasciarli appassire per qualche minuto. Cuocere i malloreddus in abbondante acqua salata, scolarli al dente e saltarli nella padella col pomodoro, aggiungere le erbe aromatiche sminuzzate e la scorza di limone. Impiattare, aggiungere un filo d'olio crudo e una spolverata di pepe nero macinato.
C'è un giorno che ci siamo perduti Come smarrire un anello in un prato E c'era tutto un programma futuro Che non abbiamo avverato
È tempo che sfugge, niente paura Che prima o poi ci riprende Perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo...