La mente umana e la sua abissale, infinita incomprensibilità mi lasciano sempre perplessa. Sforzarsi di capire è un bene, è molto importante, ma le variabili sono così varie e vaste che una vita intera non basta a comprenderne la profondità, la meraviglia e la complessità. In fondo cosa c'è di più privato e personale della propria mente? Eppure, nonostante non ci sia persona che ci stia accanto più di noi stessi, immancabilmente, per tutta la vita, non si riesce mai a comprenderla veramente fino in fondo. Certamente si può conoscersi molto bene, si può sapere come agiremmo in determinate situazioni e quali limiti possiamo o vogliamo superare; sappiamo bene o male cosa ci piace, cosa ci rende felici e cosa assolutamente ci fa stare male, sappiamo cosa aspettarsi da determinate situazioni. Ma non c'è in realtà niente di calcolabile nei nostri sentimenti, nelle nostri reazioni alle situazioni e nelle emozioni che ne scaturiscono. Quindi è impossibile sapere come reagirà il nostro cervello di fronte a qualcosa che ci scuote da dentro. E, come dicevo, le variabili sono infinite. Passa il tempo, cambiano le esigenze, ci arricchiamo di nozioni ed esperienza, soffriamo e gioiamo e tutto questo lascia delle tracce che condizioneranno inevitabilmente il nostro modo di pensare e, di conseguenza, di agire. Così come è diverso, a seconda di ciò che andiamo via via vivendo, il modo di reagire agli eventi. A volte sembra non ci sia tempo di analizzare quello che ci sta succedendo a livello emotivo, perchè l'introspezione e i suoi risvolti richiedono un certo grado di fatica che può costare anche un'elevata sofferenza, perchè ci costringe a sviscerare il perchè di un fatto, di un'emozione o di un sentimento. E allora si lascia correre, si ripone in un angolo della mente quel pensiero fastidioso, lo si lascia lì, a tempo indeterminato, dimenticandosene a volte e sperando che sia il meno insidioso possibile. Ma ecco che, quando meno te l'aspetti, si ripresenta sotto forma di un mostro a sei teste, con fauci così grandi e voraci che ti potrebbe divorare infinite volte. Una lezione che ho imparato in questi mesi di errabondo vagolare, senza uno scopo e una meta precisi, come un'anima in pena alla ricerca di non so che, è che quello che sta lì, come un funghetto spuntato improvvisamente nel prato verde della nostra testa, necessita assolutamente di essere osservato, analizzato e compreso. Raccogliere il funghetto, pulirlo bene dai residui di terra, tagliarlo a fettine sottili, saggiarne la consistenza, cucinarlo a fuoco lento e poi gustarlo, con gli occhi chiusi, carpendone il sapore più profondo. Anche a costo di intossicarsi, di avere mal di pancia e vomitare. Ma soprattutto, dopo che il dolore e la nausea saranno passati, è bene chiedersi: "Ma cosa ci faceva quel funghetto proprio lì?"

Oggi una ricetta calda e di stagione, rapida e semplice, tratta da un ritaglio di giornale preso a casa di mia mamma.
INGREDIENTI:
( per 4 persone )
- 4 finocchi grandi
- 200 g di gorgonzola cremoso
- 100 ml di panna fresca
- 1/2 bicchiere di latte
- 60 g di parmigiano grattugiato
- 40 gr di gherigli di noci
- burro
- pepe nero
Lessare i finocchi tagliati in quarti in acqua salata per circa 10 minuti, scolarli bene e disporli in una pirofila imburrata. Frullare il gorgonzola, la panna, il latte, la metà del parmigiano e una macinata di pepe nero; versare la salsa sui finocchi, aggiungere le noci e il restante parmigiano sulla superficie. Infornare a 180-200° per circa 15 minuti o finchè la superficie non sarà gonfia e dorata. Servire caldi.
Ah che sarà che sarà
Che vanno sospirando nelle alcove
Che vanno sussurrando in versi e strofe
Che vanno combinando in fondo al buio
Che gira nelle teste e nelle parole
Che accende candele nelle processioni
Che va parlando forte nei portoni
Che grida nei mercati che con certezza
Sta nella Natura, nella bellezza
Quel che non ha ragione nè mai ce l'avrà
( "Ah che sarà", Fiorella Mannoia )