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venerdì 22 marzo 2013

RISOTTO FINOCCHI, ARANCIA e NOCI

Verde. Verde di germoglio indifeso e delicato, di pelle di ramarro, di prato infinito che si perde oltre la china della collina. Giallo buccia di limone imperfetta e irregolare, di mimosa odorosa, un canarino libero che vola. Rosso succo di fragola, del sangue che ci rende vivi, di una donna hindi in sari di fronte ad un tempio. E poi azzurro delle profondità dell'oceano, di un fiocco appeso alla porta ad annunciare una vita, di delicatissimi e minuscoli fiorellini in un prato. Nero assenza di colore, di notte profonda e profumata di estate, di pelo lucente di pantera. E bianco che tutti i colori racchiude, bianco di lenzuola stese ad asciugare, un orso solitario che cammina ondeggiando sui ghiacci, una calla tra le mani di una bambina. 









Oggi un risotto fresco e delicato con gli ingredienti che si utilizzano per quella deliziosa insalata invernale di arancia e finocchio, un risotto profumato di agrumi.
L'assaggiatore ufficiale di noci qui sotto ha detto che erano buonissime! 


INGREDIENTI:
( per 2 persone )

- 160 g di riso Carnaroli
- 1 finocchio medio
- 1 arancia grande non trattata
- 4-5 noci
- brodo vegetale
- olio evo
- pepe bianco
- 1 noce di burro


Scaldare quattro cucchiai di olio evo in una casseruola e aggiungere il finocchio tagliato a listarelle fini; dopo circa 10 minuti aggiungere il riso, lasciar tostare per un paio di minuti e poi sfumare col succo d'arancia, far ritirare e coprire col brodo vegetale bollente, salare e lasciar cuocere per circa 20 minuti aggiungendo brodo via via che si ritira. A fine cottura spegnere il fuoco mantenendo il risotto ben cremoso e bagnato, aggiungere le noci tritate finissime, mantecare col burro e servire aggiungendo la scorza d'arancia, una macinata di pepe bianco e qualche ciuffo della barba verde del finocchio. 













I'll go through all this
Before you wake up
So I can feel happier
To be safe up here with you

("Hyperballad", Bjork )



mercoledì 16 gennaio 2013

FINOCCHI GRATINATI al GORGONZOLA e NOCI

La mente umana e la sua abissale, infinita incomprensibilità mi lasciano sempre perplessa. Sforzarsi di capire è un bene, è molto importante, ma le variabili sono così varie e vaste che una vita intera non basta a comprenderne la profondità, la meraviglia e la complessità. In fondo cosa c'è di più privato e personale della propria mente? Eppure, nonostante non ci sia persona che ci stia accanto più di noi stessi, immancabilmente, per tutta la vita, non si riesce mai a comprenderla veramente fino in fondo. Certamente si può conoscersi molto bene, si può sapere come agiremmo in determinate situazioni e quali limiti possiamo o vogliamo superare; sappiamo bene o male cosa ci piace, cosa ci rende felici e cosa assolutamente ci fa stare male, sappiamo cosa aspettarsi da determinate situazioni. Ma non c'è in realtà niente di calcolabile nei nostri sentimenti, nelle nostri reazioni alle situazioni e nelle emozioni che ne scaturiscono. Quindi è impossibile sapere come reagirà il nostro cervello di fronte a qualcosa che ci scuote da dentro. E, come dicevo, le variabili sono infinite. Passa il tempo, cambiano le esigenze, ci arricchiamo di nozioni ed esperienza, soffriamo e gioiamo e tutto questo lascia delle tracce che condizioneranno inevitabilmente il nostro modo di pensare e, di conseguenza, di agire. Così come è diverso, a seconda di ciò che andiamo via via vivendo, il modo di reagire agli eventi. A volte sembra non ci sia tempo di analizzare quello che ci sta succedendo a livello emotivo, perchè l'introspezione e i suoi risvolti richiedono un certo grado di fatica che può costare anche un'elevata sofferenza, perchè ci costringe a sviscerare il perchè di un fatto, di un'emozione o di un sentimento. E allora si lascia correre, si ripone in un angolo della mente quel pensiero fastidioso, lo si lascia lì, a tempo indeterminato, dimenticandosene a volte e sperando che sia il meno insidioso possibile. Ma ecco che, quando meno te l'aspetti, si ripresenta sotto forma di un mostro a sei teste, con fauci così grandi e voraci che ti potrebbe divorare infinite volte. Una lezione che ho imparato in questi mesi di errabondo vagolare, senza uno scopo e una meta precisi, come un'anima in pena alla ricerca di non so che, è che quello che sta lì, come un funghetto spuntato improvvisamente nel prato verde della nostra testa, necessita assolutamente di essere osservato, analizzato e compreso. Raccogliere il funghetto, pulirlo bene dai residui di terra, tagliarlo a fettine sottili, saggiarne la consistenza, cucinarlo a fuoco lento e poi gustarlo, con gli occhi chiusi, carpendone il sapore più profondo. Anche a costo di intossicarsi, di avere mal di pancia e vomitare.  Ma soprattutto, dopo che il dolore e la nausea saranno passati, è bene chiedersi: "Ma cosa ci faceva quel funghetto proprio lì?"



Oggi una ricetta calda e di stagione, rapida e semplice, tratta da un ritaglio di giornale preso a casa di mia mamma. 

INGREDIENTI:
( per 4 persone )

- 4 finocchi grandi
- 200 g di gorgonzola cremoso
- 100 ml di panna fresca
- 1/2 bicchiere di latte
- 60 g di parmigiano grattugiato
- 40 gr di gherigli di noci
- burro
- pepe nero

Lessare i finocchi tagliati in quarti in acqua salata per circa 10 minuti, scolarli bene e disporli in una pirofila imburrata. Frullare il gorgonzola, la panna, il latte, la metà del parmigiano e una macinata di pepe nero; versare la salsa sui finocchi, aggiungere le noci e il restante parmigiano sulla superficie. Infornare a 180-200° per circa 15 minuti o finchè la superficie non sarà gonfia e dorata. Servire caldi.



Ah che sarà che sarà
Che vanno sospirando nelle alcove
Che vanno sussurrando in versi e strofe
Che vanno combinando in fondo al buio
Che gira nelle teste e nelle parole
Che accende candele nelle processioni
Che va parlando forte nei portoni
Che grida nei mercati che con certezza
Sta nella Natura, nella bellezza
Quel che non ha ragione nè mai ce l'avrà

( "Ah che sarà", Fiorella Mannoia )




giovedì 4 ottobre 2012

CARPACCIO di SALMONE AFFUMICATO MARINATO AL CORIANDOLO con FINOCCHI e ARANCE


Concretizzare un bisogno, una smania, una voglia... concretizzare un desiderio che ormai ha preso forma chiaramente nella mia mente: ho bisogno di partire. Stavo diventando insofferente, mi sentivo chiusa tra queste quattro mura che non sono solamente la mia casa ma forse, ultimamente, il mio modo di vivere. Mi ha spaventato sentirmelo dire da altri, da chi mi conosce da una vita e mi vuole bene veramente, sentirmi dire che dovevo ampliare un po' i miei orizzonti. Aprirmi, lasciarmi un po' andare, essere meno rigida, svincolarmi da una forma mentis che in realtà nemmeno mi appartiene, non allo stato dei fatti almeno. Perchè non c'è cosa peggiore del mettersi in gabbia da soli. 
Ed è da qui, da questa me di oggi che ha preso forma l'idea del viaggio, un viaggio diverso, un'avventura che mi trasporti lontano, in situazioni diverse dal solito. Niente valigia rigida, niente piastra, niente scarpe col tacco, solo tanta voglia di mettersi in discussione, di ripensare un po' a quali sono le cose davvero importanti, di provare a capire chi sono e cosa voglio. Imparare di nuovo quali sono le cose semplici, il valore  che hanno nella loro bellezza, tornare a sorridere col cuore.   Scoprire un Paese con sano spirito d'avventura, imparare a condividere e convivere con persone sconosciute, calarsi davvero in una cultura diversa, in maniera profonda e totale. Camminare al fianco delle montagne più alte del mondo, vedere animali mai visti, confondersi tra la miriade di persone che affollano una grande città. Assaggiare sapori, annusare odori, curiosare con gli occhi dell'anima che si spalancheranno in un mondo antico e spirituale, un coacervo di culture e tradizioni in un territorio così piccolo.
Inizia il conto alla rovescia: meno 30! 
Parto per il Nepal il tre novembre con Avventure nel Mondo e per 17 giorni andrò alla scoperta di quella terra. Visiteremo Kathmandu e i suoi templi, faremo rafting, gireremo villaggi, faremo trekking per quattro giorni sull'Annapurna, ci avventureremo nel parco Chitwan per conoscere gli elefanti, i rinoceronti, gli orsi labiati, la tigre del Bengala e un sacco di altri animali che lo popolano. Avremo l'occasione, in quel periodo, di assistere a feste locali e al capodanno Newari, ci adatteremo a dormire e mangiare in posti impensati, ci conosceremo giorno dopo giorno tra di noi perchè condivideremo il nostro tempo e il nostro vivere.  
Ma soprattutto sono contenta perchè oltre al piacere in sè questo viaggio rappresenta una sfida con me stessa. Sono riuscita a fare, da sola, una cosa che sognavo da tempo.


Oggi mi è venuta in mente questa non ricetta per utilizzare il salmone affumicato che avevo nel frigo. Ha già i sapori dell'autunno pur conservando la freschezza tipica dei piatti estivi, perchè questa è ancora una stagione di mezzo e il meteo non fa che ricordarcelo. Perdonatemi l'utilizzo delle arance -di provenienza NON italiana- e ancora un po' troppo fuori stagione, però mi andava troppo di mangiarmele abbinate ai finocchi perchè trovo sia un abbinamento delizioso. 


INGREDIENTI:

- salmone affumicato
- arancia ( una per il succo e una da utilizzare a fettine )
- finocchio
- olio evo
- coriandolo in grani
- pepe nero in grani

In una ciotola mettere a marinare le fette di salmone affumicato in un'emulsione di succo d'arancia e olio evo, cospargere con il coriandolo macinato e i grani di pepe nero. Lasciar riposare almeno un'ora. Assemblare il piatto: adagiare sulle fette di salmone le fettine di arancia pelata al vivo e il finocchio affettato sottilissimo con la mandolina, salare appena, aggiungere i grani di pepe nero della marinatura e irrorare con un filo d'olio crudo. 





E l'Asia par che dorma
Ma sta sospesa in aria
L'immensa millenaria sua cultura
I bianchi e la natura non possono schiacciare
I Buddha, i Chela, gli uomini ed il mare

( "Asia", F.Guccini )



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