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mercoledì 6 novembre 2013

TRADITIONAL IRISH CARROT SOUP



E' passato davvero tanto tempo dall'ultima volta che ho scritto, dall'ultima volta che mi sono dedicata del tempo per godere di questo spazio. Nel frattempo però, ovviamente, il tempo non si è fermato ed ha lasciato spazio ad innumerevoli storie, inaspettati eventi, ulteriori crescite. La mia vita si è colorata di nuovo, il verde e l'azzurro che riempivano i miei occhi e il mio spirito a fine estate si sono trasformati in sfumature giallo-arancio, i colori dell'autunno che tanto riposano, che tanto coccolano, assieme ai primi maglioni da tenere aperti su una camicia oversize. Giorni di letture, di riorganizzazione di spazi e tempi, di nuovi progetti e sogni che si spalancano nelle nostre vite.
E' stato bello affacciarmi ogni tanto e vedere che non mi avete dimenticata, che quei legami che mi ha regalato questo mio piccolo regno non si sono spezzati. E' anche per questo che oggi è ancora più gioioso poggiare le dita sui tasti e regalarmi questo momenti. Vi dico grazie. E condivido con voi questa ricetta che mi ha innamorata nel mio bellissimo viaggio in Irlanda, un viaggio che credo sia stato determinante per la mia vita e per la mia relazione. 
Le soup in Irlanda sono un must, in ogni locale sul menù era presente la soup of the day, in genere di verdure, che più di una volta mi sono gustata. Visto il clima irlandese è comprensibile, una zuppetta del genere ti rimette proprio al mondo. La mia preferita in assoluto è stata la Carrot Soup, ricetta che vi propongo perchè di semplice preparazione e sicura riuscita!




Per la ricetta ho preso ispirazione da questo sito, il sapore è esattamente lo stesso che ho avuto il piacere di assaggiare dopo quel famoso bagno nell'Oceano, in un caldo ristorantino sulla spiaggia. Un posto davvero suggestivo ed un gusto che scaldava l'animo, oltre al corpo. 


INGREDIENTI:

- 1 kg di carote
- 1 cipolla grande
- 5 spicchi d'aglio
- 5 chiodi di garofano interi
- 1 litro di brodo vegetale
- 4 cucchiai di olio evo
- 2 cucchiai di succo di limone
- prezzemolo fresco
- panna da cucina
- sale e pepe nero qb

Pulire e tagliare le carote a pezzi di medie dimensioni, tagliare la cipolla a listarelle, pelare gli spicchi d'aglio. Scaldare l'olio in una casseruola, aggiungere cipolla, aglio, chiodi di garofano e carote e lasciar soffriggere per circa 5 minuti, finchè la cipolla non inizierà ad essere traslucida. Aggiungere il brodo bollente fino a coprire le verdure, eventualmente aggiungere il restante via via. Salare e lasciar cuocere per circa trenta minuti, finche le carote saranno morbide. A cottura ultimata rimuovere i chiodi di garofano e passare nel mixer fino ad ottenere una crema. Rimettere sul fuoco, aggiungere il succo di limone ed eventualmente altro brodo per renderla della giusta consistenza. Spegnere il fuoco, spolverare di pepe e servire aggiungendo un cucchiaio di panna da cucina e del prezzemolo fresco tritato per ogni scodella.

In certe varianti utilizzano il latte di cocco anzichè la panna, il sapore è diverso ma comunque buono. Io però lo preferisco con la panna, non si va a coprire il sapore dolciastro tipico della carota.



Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole
Lei, lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole
Lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici
Lei, lei rayon, lei signorina, la permanente coi ricci...

("Tango per due", F.Guccini )

Non ci ricorda qualcuno? 





venerdì 21 giugno 2013

PINZIMONIO d' ESTATE in CREMA PROFUMATA



Continuo ad immaginare il futuro, proietto i miei sogni in avanti allungando passi nei sentieri della mia mente che seguono quel percorso che ho disegnato. Prima erano sogni lontani, così lontani che riuscivo solo ad intuirne i contorni, erano una nuvola confusa e impalpabile seppur sempre nitidi nei miei pensieri. E invece adesso è come se li potessi toccare, come se si trovassero esattamente  nella giusta posizione al centro del mio vivere di oggi e fossero lì ad attendermi, pronti per essere vissuti e goduti. 
Quando ero piccola il mio sogno era diventare maestra d'asilo e avere una fattoria con tanti animali. Non sono diventata una maestra ma l'amore per gli animali è rimasto e si è ingrandito, assieme a quello per la Natura e  al desiderio di una casa nel verde e tanti bambini con i loro piccoli sorrisi ad illuminare la mia vita e quella del'uomo che amo. Sono felice di quello che ho, davvero. Ma vorrei tanto che quei progetti per i quali sto lavorando riuscissero a diventare realtà, che diventassero semplicemente la NOSTRA realtà. Perchè in fondo nonostante io sia una persona estremamente complicata, eccentrica e lunatica i miei sogni si nutrono di cose semplici, si nutrono di amore, di coccole, di casa, di carezze al cane, di piedi scalzi sull'erba, di disegni, libri e musica... di profumo di torta, risvegli abbracciati, di occhi verso il cielo... e ancora di gite, risate, vino buono, famiglia... Famiglia, sì. Famiglia.






Con questo caldo che finalmente è arrivato e la fiacca che ne consegue, voglia di cucinare zero... poche idee, poca fame, voglia di cose fresche. Ecco un'ideuzza per gustare tanta verdura cruda di stagione accompagnata da una gustosa crema di formaggio fresco resa profumata dall'utilizzo di erbe aromatiche e succo di limone. Un pieno di vitamine e poche calorie per questo antipasto estivo, ideale anche per accompagnare un aperitivo.

INGREDIENTI:

- 200 g di robiola
- 3 cucchiai di panna da cucina
- 3 cucchiai di succo di limone
- fogli di basilico e menta
- 1 ciuffo di prezzemolo
- pepe bianco
- 2 cucchiai di olio evo

- verdure crude fresche da pinzimonio ( carote, sedano, pomodori, insalata belga, carciofi... )

Mescolare energicamente la robiola con la panna fino a rendere il composto bello spumoso, aggiungere il succo di limone, l'olio e le erbe tritate fini, una leggera  macinata di pepe bianco, mescolare bene fino a rendere la salsa omogenea e servire accompagnata a verdure fresche crude.









domenica 2 giugno 2013

CAPRESE QUINOA



L'altra sera io e Lui portavamo a spasso Nebbia, l'aria era tiepida, niente pioggia, si camminava mano nella mano ridendo e parlando un po', ma più che altro ognuno ascoltava serenamente i propri pensieri e il silenzio della notte, rotto solo dal passaggio di qualche auto, dall'abbaiare di un cane, da un portone che si chiudeva. Abbiamo passeggiato per le stradine dietro casa mia, un quartiere che è quasi paese perchè le case son basse, terratetti o piccole villette col giardino, tanti alberi e poco più in là i campi e una strada che porta alle colline. E ancora è piacevole notare le botteghe - certo, molte meno di quando ero piccola - la gente che sta seduta a mangiare il gelato sulle panchine, la vita che scorre a ritmi umani, salutarsi al mattino quando portiamo a spasso i cani e le signore anziane vanno a fare la spesa, sempre le stesse facce che vedo ogni giorno e che mi danno sicurezza. Camminavamo insomma per una stradina senza sfondo che serpeggia un po' e poi si interrompe, termina in uno spiazzo nel verde davanti ad una villa col giardino enorme ed un cane che non si dà pace al nostro passaggio. E ci mettiamo lì ad osservare il buio che qui è totale e rischiarato solo dalla luce della luna e delle stelle che si riflette nelle pozzanghere lasciate dalla pioggia. Ma non sono solo loro ad illuminare la notte, siamo circondati da centinaia di piccole lucciole, disseminate ovunque tra le piante, tutto intorno a noi. Quanto tempo che non le vedevo! Ricordo che quando ero piccola d'estate ce n'erano tantissime ma col passare degli anni ne vedevo sempre meno finchè mi è capitato davvero di rado di vederle. E invece eccole, numerosissime proprio a due passi da casa. Che suggestione, sembrava davvero di essere in un altro mondo, un mondo lontano dal caos e dallo sporco, come se fossimo in un bosco fatato. Mentre Nebbia pascolava beato siamo stati in silenzio ad osservare quella meraviglia.






Ai primi raggi di un sole che ieri a Firenze scaldava davvero, mi è subito venuta voglia di un piatto fresco che richiamasse i sapori dell'estate. Questa insalata caprese con quinoa può essere servita come antipasto in bicchierini o ciotoline come ho fatto io, oppure mangiata come piatto unico alla stregua di un'insalata di riso o di una panzanella. Sicuramente molto leggera e con ingredienti freschissimi.


INGREDIENTI:
( per 4 persone )

- 250 g di quinoa
- pomodori ciliegino
- mozzarella ( o mozzarelline ciliegia )
- basilico fresco
- olio evo
- pepe nero in grani

Lasciare a mollo in acqua la quinoa per almeno 15 minuti per eliminare la saponina, sciacquare sotto l'acqua mediante un colino a maglie fitte; portare ad ebollizione acqua salata in un pentola e cuocere la quinoa per circa 15 minuti. Scolare con il colino a maglie fitte e lasciar raffreddare. Condire con pomodorini e mozzarella tagliati a dadini ( o le mozzarelline ciliegia intere ), basilico fresco, olio evo di buona qualità e una macinata di pepe nero. 

"Alturas", Inti illimani

venerdì 3 maggio 2013

SPAGHETTI INTEGRALI con ZUCCHINE GRIGLIATE, FETA e PINOLI al PROFUMO di BASILICO





BENVENUTO MAGGIO

Chiudo gli occhi in questo sole tiepido del mattino presto, il caldo sulle braccia nude mi fa sentire viva, mentre una lieve brezza accarezza i campi e l'erba si muove in una danza perfetta. Farfalle, coccinelle, uccellini, tutto si risveglia all'amore in un'esplosione di vita e nidi e danze di accoppiamento, i fiori fanno a gara per essere i più belli, il cielo è più grande e si perde oltre la collina dove immagino quella casa in pietra, quell'ulivo dalle braccia accoglienti che cullerà i nostri sogni in un giorno di maggio. 


Una ricetta dal sapore fresco, di stagione, molto gradevole, ottima anche il giorno dopo senza essere riscaldata, tirata fuori dal frigo almeno mezz'ora prima di servire. 

INGREDIENTI:
( per 2 persone )

- 160 g di spaghetti integrali
- 3 zucchine chiare lunghe di medie dimensioni
- pinoli una manciata
- 150 g di feta
- basilico fresco
- olio evo
- pepe nero in grani

Lavare le zucchine e tagliarle a fette sottili per il lungo, grigliarle e poi tagliarle a striscioline. Lessare la pasta al dente in acqua non troppo salata ( la feta è già saporita, usare meno sale del solito per l'acqua della pasta ), scolarla, condirla con le zucchine, i pinoli, la feta tagliata a quadratini, le foglie di basilico, il pepe nero macinato al momento e una generosa innaffiata di olio evo di buona qualità. Servire subito.




I don't care if Mondays black
Tuesday Wednesday heart attack
Thursday never looking back
It's Friday I'm in love

("Friday I'm in love", The Cure )


giovedì 11 aprile 2013

VERDURE in CREMA di FORMAGGIO


COSA SARA'...

Questione di prospettive, di punti di vista. Dipende sempre tutto da come si guardano le cose, dalla percezione che ne abbiamo in quel momento, da come la luce le colpisce. Uno stesso oggetto, uno stesso paesaggio o perfino la stessa situazione sono vissute da ognuno di noi in maniera diversa o addirittura dalla stessa persona percepite in modo diverso a seconda di una miriade di fattori che influenzano il nostro vedere, il nostro sentire e il nostro pensare del momento. L'umore contribuisce in modo determinate su questa percezione, perchè un cielo nuvoloso possa essere contemporaneamente  suggestivo in maniera meravigliosa e malinconico in modo spiazzante. Così due persone col naso all'insù che lo osservano potranno trarre da quello stesso cielo sentimenti completamente differenti, perchè interiorizzeranno l'immagine e la mescoleranno ai proprio ricordi, alla propria fantasia, al proprio stato d'animo producendo un'emozione che potrebbe essere simile o completamente opposta. Come quando si osservano le nuvole bianche e spumose che creano quei fantastici disegni: chi vede animali, chi fiori, chi persone e chi niente. Personalmente la mia spiccata fantasia mi permette di immaginare facce o assurdi disegni da mosaici di oggetti disposti a casaccio, così che un forno con le sue manopole e un canovaccio ripiegato sullo sportello diventano il volto di un essere immaginario con la bocca spalancata e un occhio chiuso ( vero amore mio? )

E voi come osservate le cose? Voi che amate fotografare, cucinare, inventare, creare, disegnare, cosa vedete nella foto qua sotto?

( nel prossimo post vi dirò cos'è... )




Questa ricetta l'ho presa da un ritaglio di una rivista ( credo Sale & Pepe ma non sono sicura ) e ho solo leggermente modificato le dosi di formaggio. Un piatto da servire come antipasto o in abbinamento a un secondo. 

INGREDIENTI:
( per 4 cocotte )

- 1 spicchio d' aglio
- 2 cucchiai di olio di oliva
- 200 g di verdure miste fresche ( oppure verdure miste surgelate per minestrone )
- 100 g di fontina
- 100 ml di panna da cucina
- 1 cucchiaio di sale grosso

- noce moscata
- pepe bianco

Rosolare lo spicchio d'aglio nei due cucchiai di olio, aggiungere le verdure miste tagliate a cubetti ( tipo carota, fagiolini, sedano, patata, zucca, cavolfiore, piselli; oppure il misto di verdure surgelate per minestrone ), coprire con un litro di acqua bollente, aggiungere il cucchiaio di sale grosso e lasciar cuocere per circa 40 minuti o finchè le verdure saranno cotte. Nel frattempo tagliare a listarelle la fontina, metterla in un pentolino e far sciogliere il formaggio a bagnomaria, aggiungere la panna da cucina, una spolverata di noce moscata e una macinata di pepe bianco. Scolare bene le verdure ( conservare il brodo vegetale ottenuto dalla cottura del minestrone per altre preparazioni ), mescolare alla crema di formaggio e porre il composto nelle cocotte. Gratinare per 5 minuti sotto il grill del forno e servire calde. 



Cosa sarà questo strano coraggio
Paura che ci prende
Che ci spinge ad ascoltare
La notte che scende

( "Cosa sarà", F.De Gregori, L. Dalla )






venerdì 22 marzo 2013

RISOTTO FINOCCHI, ARANCIA e NOCI

Verde. Verde di germoglio indifeso e delicato, di pelle di ramarro, di prato infinito che si perde oltre la china della collina. Giallo buccia di limone imperfetta e irregolare, di mimosa odorosa, un canarino libero che vola. Rosso succo di fragola, del sangue che ci rende vivi, di una donna hindi in sari di fronte ad un tempio. E poi azzurro delle profondità dell'oceano, di un fiocco appeso alla porta ad annunciare una vita, di delicatissimi e minuscoli fiorellini in un prato. Nero assenza di colore, di notte profonda e profumata di estate, di pelo lucente di pantera. E bianco che tutti i colori racchiude, bianco di lenzuola stese ad asciugare, un orso solitario che cammina ondeggiando sui ghiacci, una calla tra le mani di una bambina. 









Oggi un risotto fresco e delicato con gli ingredienti che si utilizzano per quella deliziosa insalata invernale di arancia e finocchio, un risotto profumato di agrumi.
L'assaggiatore ufficiale di noci qui sotto ha detto che erano buonissime! 


INGREDIENTI:
( per 2 persone )

- 160 g di riso Carnaroli
- 1 finocchio medio
- 1 arancia grande non trattata
- 4-5 noci
- brodo vegetale
- olio evo
- pepe bianco
- 1 noce di burro


Scaldare quattro cucchiai di olio evo in una casseruola e aggiungere il finocchio tagliato a listarelle fini; dopo circa 10 minuti aggiungere il riso, lasciar tostare per un paio di minuti e poi sfumare col succo d'arancia, far ritirare e coprire col brodo vegetale bollente, salare e lasciar cuocere per circa 20 minuti aggiungendo brodo via via che si ritira. A fine cottura spegnere il fuoco mantenendo il risotto ben cremoso e bagnato, aggiungere le noci tritate finissime, mantecare col burro e servire aggiungendo la scorza d'arancia, una macinata di pepe bianco e qualche ciuffo della barba verde del finocchio. 













I'll go through all this
Before you wake up
So I can feel happier
To be safe up here with you

("Hyperballad", Bjork )



venerdì 8 marzo 2013

GNUDI di RICOTTA e SPINACI







Castelli, antichi monasteri, fontane, chiese. E ancora iscrizioni, personaggi, alberi millenari e draghi, monaci, battaglie, principesse, martiri. La Toscana, così come tutte le altre bellissime regioni italiane, è ricca di leggende, di aneddoti e storie che si perdono nella notte dei tempi. Conoscerle è stimolante e curioso, ti mette in contatto col passato e con la tradizione che attraverso i racconti tramandati dai nostri avi, attraverso manoscritti e documenti arriva fino a noi affinchè non vada perduto il bagaglio culturale che racchiudono. Molti proverbi e molti detti popolari nascono proprio da queste storie antichissime, reali o immaginarie, che venivano raccontate di generazione in generazione e che, passando di bocca in bocca nei secoli, sono giunte fino a noi diventando frasi di uso comune.
Così come il famoso detto fiorentino: C'entra come i'culo con le quarant'ore, che letteralmente sta ad indicare una cosa che non c'entra niente con un'altra, sembra nascere anticamente da un fatto avvenuto nella chiesa fiorentina dei Santi Apostoli Pietro e Paolo durante le Quarantore, funzione religiosa che prevedeva l'esposizione del Santo Sacramento a turno, in ogni chiesa fiorentina, appunto per quaranta ore. Pare che durante questo evento, nella chiesa gremita di fedeli, ad un certo punto si sentì risuonare un ceffone. Tutti i fedeli si voltarono verso l'origine di quel suono e videro un messere chiaramente imbarazzato e con lo stampo di uno schiaffo su una guancia, e una giovane donna visibilmente risentita. Cercando di giustificarsi, attribuendo la mano morta alla calca della chiesa, l'uomo le disse:"...è per colpa delle Quarant'ore!" e lei rispose:"Ma icchè c'entra i'culo con le Quarant'ore?!"



Oggi un piatto della tradizione toscana che ho imparato a fare dalla mia mamma, alla quale viene speciale.
Gli gnudi sono un primo tipico toscano della tradizione contadina,  prevalentemente della provincia senese e grossetana, preparati con pochi semplici ingredienti. Sono abbastanza semplici da preparare ma bisogna osservare alcune piccole accortezze. Innanzitutto gli ingredienti devono essere di ottima qualità, una volta tritati gli spinaci devono essere strizzati benissimo per eliminare tutta l'acqua, sarebbe consigliabile scolare bene anche la ricotta dal siero magari lasciandola per qualche ora in un colino. Non calare nell'acqua troppi gnudi per volta, eventualmente cuocerli in più trance. E soprattutto: trattarli delicatamente! Se ben fatto lo gnudo si scioglie in bocca e non nell'acqua.

INGREDIENTI:
( per 3 persone )

- 350 g di spinaci freschi puliti
- 250 g di ricotta vaccina
- 1 uovo piccolo
- noce moscata
- burro
- salvia
- farina
- Parmigiano Reggiano

Lessare gli spinaci in acqua salata, una volta cotti lasciarli intiepidire, strizzarli benissimo per eliminare tutta l'acqua e tritarli finemente, aggiungere la ricotta, anche questa ben scolata dal siero, un'abbondante grattugiata di noce moscata e l'uovo, mescolare bene e aggiungere Parmigiano Reggiano grattugiato fino ad ottenere un composto consistente, regolare di sale. Formare con il composto delle palline allungate poco più grandi di una mandorla e passarle nella farina ( devono avere la forma di uno gnocco ), disporle via via su un vassoio infarinato fino ad esaurimento del composto. Mettere a scaldare abbondante acqua salata, quando bolle calare gli gnudi e lasciarli cuocere finchè non vengono a galla ( ci vorranno circa 2 minuti ), scolarli con una schiumarola facendo attenzione che venga via tutta l'acqua e disporli su un vassoio con burro fuso sul fuoco assieme a foglioline di salvia. Cospargere di Parmigiano e servire subito.



S'ì fosse foco arderei 'l mondo
S'ì fosse vento lo tempesterei
S'ì fosse acqua i' l'annegherei
S'ì fosse Dio mandereil'en profondo

( "S'i fosse foco", Fabrizio De Andrè, da un sonetto di Cecco Angiolieri )


lunedì 11 febbraio 2013

NOODLES con VERDURE

Quando la punta fine, così nera e intensa, si posa sulla carta è un piacere unico; veder nascere sotto alle mie dita e ai miei occhi quello che inizialmente è solo nella testa è come il materializzarsi di un pensiero, come rendere concreta, seppur nel suo astratto, un'idea. Come un bambino che nasce, che prima non c'era e poi, all'improvviso, esiste e lo puoi toccare, conoscere, amare. Un disegno ha un effetto simile. Prima non esiste, non lo hai nemmeno pensato. Poi ti arriva la voglia, l'idea, l'intuizione, l'immagine che prende forma nella tua mente e da una nube confusa inizia ad assumere una forma, una dimensione e un colore. E resta lì, sempre più nitida, finchè non inizi a disegnarla trasferendo sulla carta immacolata -ma non solo, anche su fogliacci, giornali, tovagliette di carta mentre ceni in un ristorante- quello che il tuo cervello ha forgiato. E il tempo smette di scorrere, la tua concentrazione è totale come se in quel momento il disegno ti catturasse e iniziasse a vivere di vita propria mettendoti fretta per arrivare alla luce e diventare finalmente qualcosa di reale. 
Credo di essere nata con la matita in mano, e non perchè sia brava, tutt'altro, ma perchè penso di aver iniziato a disegnare ancor prima che a parlare. A volte passa del tempo prima che riprenda in mano matita e pennarello e mi rimetta con le mani sul foglio, altri periodi non riesco a fare altro, disegno per delle ore e non mi sento mai sazia. Però è una passione che non si discute, non mi abbandona mai. Adoro creare personaggi, disegnare me stessa in una sorta di ragazzina ideale dalle gambe lunghissime e magre, immaginare animali e riprodurne il movimento, l'espressione e il carattere. A volte ho in testa delle idee che non riesco a realizzare, oppure semplicemente non è il momento buono per creare, questo non vuol dire che mi precluda il piacere di prendermi un momento tutto mio, magari con una buona musica di sottofondo e qualche pausa caffè e di rigenerarmi con l'arte del disegno. 


 

( questo disegno l'ho ripreso da Lenore, fumetto statunitense di Roman Dirge )




Ancora un piatto ispirato all'Oriente a me tanto caro e che ha un'attrattiva enorme su di me. I noodles, il tipico formato di pasta orientale che ricorda le tagliatelle o gli spaghetti, possono essere cucinati in diversi modi  a seconda dell'area geografica ma si possono comunque gustare dalla Cina alla Corea, dall'India al Giappone. In brodo, fritti, al vapore sono estremamente versatili e possono essere conditi con verdure, carne, pesce e con l'aggiunta o meno di spezie. In Nepal li ho mangiato varie volte, sempre col nome cinese di Chow mein.
Queste sono più o meno le dosi che ho utilizzato io, ovviamente a seconda del gusto si potranno mettere più o meno verdure, se lo utilizziamo come piatto unico direi di abbondare con le verdure! Anche la scelta del tipo di noodles è soggettiva, in commercio se ne trovano di grano, di riso, di soia e altri più particolari di mais, fagioli, fecola di patate ( credo introvabili qui da noi ). 


INGREDIENTI:

( per 2 persone )

- 160 g di noodles di grano
- 1 quarto di cespo di verza
- 5-6 funghi champignon
-  1 manciata di germogli di soia
- 1 carota grande
- 1 zucchina grande
- 2 spicchi d'aglio in camicia
- olio evo
- pepe nero

Dopo aver pulito tutte le verdure tagliare le carote e le zucchine a julienne, affettare finemente gli champignon, tagliare la verza a listarelle. In un wok ( o in una padella grande ) scaldare l'olio evo con gli spicchi d'aglio in camicia, appena hanno preso colore rimuoverli e aggiungere tutte le verdure, regolare di sale e pepe nero macinato e lasciar cuocere finchè le verdure saranno morbide ma non disfatte, devono mantenere la croccantezza. Eventualmente aggiungere qualche cucchiaio dell'acqua bollente che avrete messo a scaldare per cuocere i noodles. Appena le verdure saranno pronte bollire i noodles ( basteranno pochi minuti ) e saltarli nella wok con le verdure prima di servire. 
Io non l'ho utilizzata ma alla fine si può condire anche con della salsa di soia. 




Io i miei occhi dai tuoi occhi non li staccherei mai
E adesso anzi me li mangio tanto tu non lo sai
Occhi di mare senza scogli
Il mare sbatte su di me
Che ho sempre fatto solo sbagli

( "Canzone", Lucio Dalla )



venerdì 8 febbraio 2013

MINI TRAMEZZINI con CAPRINO, ERBA CIPOLLINA e CILIEGINI


Oggi è un anno che il mio blog sparge parole, un anno che libera note, un anno che diffonde profumo di cibo qua e là. Un anno difficile, diverso, un anno in cui mi sono scoperta e ritrovata come persona nuova sulle macerie di quella che ero. Un anno in cui ho imparato, pianto, riso, scoperto una parte di mondo lontanissimo; un anno in cui sono caduta e le ferite fanno ancora male ma quella mano forte mi ha aiutata a rialzarmi, a pulire le ginocchia dalla terra e a imparare a leggere di nuovo.  Un anno in cui sapere che esistevo, al di là della mia presenza fisica, era per me di grandissimo conforto. 
E dallo stesso computer, a chilometri da casa mia, con un animo tutto nuovo ma con le certezze di prima ancora più intense, scrivo queste mie parole e dedico queste note a chi ha saputo starmi accanto anche quando era lontano, a chi mi ha letta e mi ha immaginata mentre le mie mani preparavano quei piatti nella luce sempre diversa che illumina la mia cucina. A chi ha ascoltato le mie canzoni, a chi mi ha pensata, a chi ha cercato con le sue parole di confortare i miei stati d'animo confusi, a chi è passato in silenzio, a chi non è stato d'accordo, a chi ha goduto delle immagini viste dai miei occhi. 

E quindi oggi una non ricetta, una piccola idea di quelle che cerchi per rendere più piacevole una cena, un gradevole sfizio di una semplicità imbarazzante ma che, proprio per questo, mi piace utilizzare per celebrare l'esistenza di questo spazio tutto mio che fa della semplicità e delle cose vere il suo punto di forza. 



INGREDIENTI:

- pane bianco
- caprino
- erba cipollina
- pomodori ciliegini
- pepe bianco
- olio evo

Tagliare il pane bianco con degli stampini, nella forma che si desidera ( cuori, cerchi, stelle ecc ), amalgamare il caprino con erba cipollina tritata finemente, una macinata di pepe bianco e un filo d'olio. Spalmare sulle fettine di pane bianco, coprire con l'altra fettina e guarnire con pomodorini tagliati a rondelle e ciuffetti di erba cipollina. 


Una poesia bellissima di Martha Medeiros, scrittrice brasiliana, perchè la vita, sempre, nonostante tutto. Nonostante tutto. 


ODE ALLA VITA

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-23857?f=a:7578>



domenica 27 gennaio 2013

CREMA di ZUCCA, PATATE e QUINOA



Ci sono cose che non riesco a spiegarmi. Ci penso a fondo e cerco di trovare un perchè, una spiegazione del motivo per cui accadano certe cose ma resto così basita e perplessa dal fatto di non trovare risposta alcuna che vorrei soltanto potermi rifugiare in un cantuccio del mondo dove queste cose siano lontane, tapparmi le orecchie e fare finta che non esistano. Siccome questo non è possibile e far finta che certe cose non siano reali non è un bene, continuo ad arrovellarmi e a soffrire per quello che mi succede intorno, impotente nel mio piccolo mondo fatto di piccole buone azioni che però sembrano una goccia nel mare. Certo, è dalle piccole cose come i semi che nascono le grandi cose, ma a volte i tuoi sforzi sembrano così vani che ti chiedi a cosa servano se non ad alimentare la speranza che forse, un giorno, certe cose possano cambiare. Non riesco a rimanere impotente di fronte alla cattiveria dell'uomo, alla violenza gratuita e ai soprusi verso gli altri essere viventi, siano essi persone o animali, verso la Terra sulla quale miracolosamente, vuoi grazie a un Dio o al caso, ci ritroviamo e che dovremmo trattare e rispettare come un regalo meraviglioso invece di stuprarla continuamente. Sono arrabbiata. Dico la verità, ultimamente, forse sbagliando, non riesco più nemmeno ad accendere la televisione per guardare un telegiornale. Sono stanca delle notizie negative e ancor di più  di quelle fasulle e inutili che riguardano i vip, delle rubriche di cucina, di quelle facce finte e patinate, di quei sorrisi ipocriti. Stanca da sempre della pubblicità, della moda, intollerante verso la cronaca nera e tutto quel corollario perverso e morboso che la segue. Stanca della crisi, di tutto quello che ruota attorno ai soldi, del lusso sfrenato concesso a inutili bastardi che hanno tra le mani una ricchezza che sono incapaci di gestire e che utilizzano solo causando sofferenze agli altri e la possiedono proprio per questo.
Preferisco trovare conforto nelle parole dei cantanti che per me son come poeti. In quel modo posso immaginare il mondo come lo vorrei, posso chiudere gli occhi e sognare, posso piangere, arrabbiarmi, essere solidale o dissentire, ridere, emozionarmi. E ancor di più sbizzarrire la mia fantasia leggendo un libro o disegnando, risolvendo cruciverba difficili in sfide ogni giorno più dure. O guardare un bel film, esclusivamente in dvd, anche se il canone Rai mi tocca pagarlo. Pensatemi pure snob e disinformata, ma il mio tempo preferisco impegnarlo in ciò che mi arricchisce l'animo piuttosto che in ciò che mi impoverisce la mente. Mi spaventa pensare al futuro, a quello che troveranno i bambini che curo ogni giorno, all'eredità che gli stiamo lasciando. E ovviamente, ancor di più, mi spaventa pensarlo per i figli che desidero. Non fraintendetemi, nel mio cuore e nella mia mente la speranza è vivida, ma raffrontarsi ogni giorno con una realtà così sfasciata è demoralizzante e frustrante, ti fa sentire impotente, sembra vanificare tutti i tuoi sforzi. L'altro giorno, attonita di fronte a certi orrori rivolti agli animali che sicuramente conoscerete e che non sto a raccontare qua, avrei voluto sfondare lo schermo del computer, acchiappare con le mani quelle persone e farle a pezzi. Avrei voluto gridare basta, fermare quel dolore, avevo gli occhi sbarrati e il cuore sembrava quasi si volesse fermare tanto incapace era di credere a quello che sentiva, eppure non potevo fare niente, ero completamente inerme. E ditemi se questo non è frustrante, se non bisogna essere imbestialiti oltre che indignati e addolorati. Ma siccome, come diceva il grande Bertoli, il vento soffia ancora, continuerò a rimboccarmi le maniche e a sperare e credere che davvero, in qualche modo, questo mondo possa ancora essere salvato.








INGREDIENTI:


( per 2 persone )

- 120 g di quinoa
- 3 patate medie
- 350 g di zucca pulita
- brodo vegetale
- olio evo
- 1 spicchio d'aglio
- pepe bianco in grani

Sciacquare la quinoa sotto l'acqua corrente dopodichè lasciarla a bagno per circa 15 minuti; tagliare la zucca e le patate in pezzi piccolissimi. In una casseruola scaldare quattro cucchiai di olio evo con l'aglio, appena avrà preso colore aggiungere le verdure, salare e lasciarle insaporire per qualche minuto, poi coprirle con brodo vegetale bollente. Lasciar cuocere per circa 15 minuti finchè non saranno abbastanza morbide e il brodo si sarà ritirato, togliere dal fuoco e frullare. Rimettere sul fuoco, aggiungere la quinoa, aggiustare di sale e cuocere per altri 15-20 minuti, eventualmente aggiungendo altro brodo. Servire calda con una spolverata di pepe bianco macinato al momento, un filo d'olio buono e, a piacere, parmigiano grattugiato in scaglie. 


















Eppure il vento soffia ancora

Spruzza l'acqua alle navi sulla propra
E sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie
Eppure sfiora le campagne
Accarezza sui fianchi le montagne
E scompiglia le donne tra i capelli 
Corre a gara in volo con gli uccelli

( "Eppure soffia", Pierangelo Bertoli )


mercoledì 16 gennaio 2013

FINOCCHI GRATINATI al GORGONZOLA e NOCI

La mente umana e la sua abissale, infinita incomprensibilità mi lasciano sempre perplessa. Sforzarsi di capire è un bene, è molto importante, ma le variabili sono così varie e vaste che una vita intera non basta a comprenderne la profondità, la meraviglia e la complessità. In fondo cosa c'è di più privato e personale della propria mente? Eppure, nonostante non ci sia persona che ci stia accanto più di noi stessi, immancabilmente, per tutta la vita, non si riesce mai a comprenderla veramente fino in fondo. Certamente si può conoscersi molto bene, si può sapere come agiremmo in determinate situazioni e quali limiti possiamo o vogliamo superare; sappiamo bene o male cosa ci piace, cosa ci rende felici e cosa assolutamente ci fa stare male, sappiamo cosa aspettarsi da determinate situazioni. Ma non c'è in realtà niente di calcolabile nei nostri sentimenti, nelle nostri reazioni alle situazioni e nelle emozioni che ne scaturiscono. Quindi è impossibile sapere come reagirà il nostro cervello di fronte a qualcosa che ci scuote da dentro. E, come dicevo, le variabili sono infinite. Passa il tempo, cambiano le esigenze, ci arricchiamo di nozioni ed esperienza, soffriamo e gioiamo e tutto questo lascia delle tracce che condizioneranno inevitabilmente il nostro modo di pensare e, di conseguenza, di agire. Così come è diverso, a seconda di ciò che andiamo via via vivendo, il modo di reagire agli eventi. A volte sembra non ci sia tempo di analizzare quello che ci sta succedendo a livello emotivo, perchè l'introspezione e i suoi risvolti richiedono un certo grado di fatica che può costare anche un'elevata sofferenza, perchè ci costringe a sviscerare il perchè di un fatto, di un'emozione o di un sentimento. E allora si lascia correre, si ripone in un angolo della mente quel pensiero fastidioso, lo si lascia lì, a tempo indeterminato, dimenticandosene a volte e sperando che sia il meno insidioso possibile. Ma ecco che, quando meno te l'aspetti, si ripresenta sotto forma di un mostro a sei teste, con fauci così grandi e voraci che ti potrebbe divorare infinite volte. Una lezione che ho imparato in questi mesi di errabondo vagolare, senza uno scopo e una meta precisi, come un'anima in pena alla ricerca di non so che, è che quello che sta lì, come un funghetto spuntato improvvisamente nel prato verde della nostra testa, necessita assolutamente di essere osservato, analizzato e compreso. Raccogliere il funghetto, pulirlo bene dai residui di terra, tagliarlo a fettine sottili, saggiarne la consistenza, cucinarlo a fuoco lento e poi gustarlo, con gli occhi chiusi, carpendone il sapore più profondo. Anche a costo di intossicarsi, di avere mal di pancia e vomitare.  Ma soprattutto, dopo che il dolore e la nausea saranno passati, è bene chiedersi: "Ma cosa ci faceva quel funghetto proprio lì?"



Oggi una ricetta calda e di stagione, rapida e semplice, tratta da un ritaglio di giornale preso a casa di mia mamma. 

INGREDIENTI:
( per 4 persone )

- 4 finocchi grandi
- 200 g di gorgonzola cremoso
- 100 ml di panna fresca
- 1/2 bicchiere di latte
- 60 g di parmigiano grattugiato
- 40 gr di gherigli di noci
- burro
- pepe nero

Lessare i finocchi tagliati in quarti in acqua salata per circa 10 minuti, scolarli bene e disporli in una pirofila imburrata. Frullare il gorgonzola, la panna, il latte, la metà del parmigiano e una macinata di pepe nero; versare la salsa sui finocchi, aggiungere le noci e il restante parmigiano sulla superficie. Infornare a 180-200° per circa 15 minuti o finchè la superficie non sarà gonfia e dorata. Servire caldi.



Ah che sarà che sarà
Che vanno sospirando nelle alcove
Che vanno sussurrando in versi e strofe
Che vanno combinando in fondo al buio
Che gira nelle teste e nelle parole
Che accende candele nelle processioni
Che va parlando forte nei portoni
Che grida nei mercati che con certezza
Sta nella Natura, nella bellezza
Quel che non ha ragione nè mai ce l'avrà

( "Ah che sarà", Fiorella Mannoia )




venerdì 30 novembre 2012

PLUM CAKE SALATO alle OLIVE




Ormai sono tornata da quasi dieci giorni, tante cose sono cambiate nella mia vita dopo il Nepal, dentro e fuori di me. La sua essenza, la sua meraviglia sono ancora fortemente vive in me, ad accompagnarmi nella mia quotidianità e ad aiutarmi ad affrontare ogni giorno con quella pace che contraddistingue quel popolo. Penso agli occhi della gente, a come li vedevo osservare il mondo come se niente potesse turbare la loro pace, ai loro sorrisi gratuiti mentre ci vedevano passare. Mi chiedo se sarò capace di ricordarmi per sempre la sensazione che mi evocavano quelle occhiate, l'incrocio dei loro occhi scuri e profondi, la grandezza che la sola e semplice parola Namastè, accompagnata dalla giunzione delle mani e da un lieve inchino, era capace di trasmettere. Penso ai nostri stanchi e vuoti ciao, ai buongiorno e buonasera detti malamente, così diversi e lontani da quel "saluto il divino che è in te" pronunciato con un sorriso che sembrava provenire direttamente dal cuore. E tutto questo mi manca, intensamente, anche se non ho intenzione di vivere di ricordi ma di fare tesoro di tutto quello che ho imparato. Ricordo la sera in cui siamo andati a cena nell'orfanotrofio di Pokhara, il Foster Foundation, una struttura gestita da una coppia dove trovano ospitalità molti bambini orfani oppure con situazioni familiari che non consentono il loro sostentamento. Ci hanno accolto con i loro sorrisi, hanno ballato e cantato per noi e noi con loro, dopo aver rotto il ghiaccio abbiamo ballato danze nepali e abbiamo insegnato loro La bella lavanderina, Girogirotondo e altri giochi, abbattendo tutte le barriere linguistiche e culturali perchè i bambini hanno la magia e la capacità di farci sentire davvero tutti uguali. Non potrò mai scordare le loro manine nelle mie mentre giocavamo, le loro risate, l'atmosfera di serenità che si respirava là in mezzo. 

Alcuni bambini del Foster Foundaution
Oggi mi cimento per la prima volta in un plum cake, rinnovando finalmente lo stampo in silicone che avevo acquistato da tempo ed abbandonato da una parte. Nella sua versione salata è ottimo per accompagnare salumi, formaggi o salse al posto del pane, oppure semplicemente per essere gustato al naturale.

















INGREDIENTI:

- 1 vasetto di yogurt bianco
- 3 uova intere
- 3 vasetti di farina
- 1 vasetto di parmigiano
- 1 vasetto scarso di olio evo
- 2 etti di olive nere
- 1 etto e 1/2 di olive verdi
- 1 bustina di lievito per torte salate
- 1 pizzico di sale


Mescolare lo yogurt con le uova, aggiungere la farina, il parmigiano grattugiato, l'olio, le olive tagliate a rondelle infine il lievito e un pizzico di sale. Mettere l'impasto in uno stampo da plum cake e riempirlo per 3/4, infornare a 180° per circa 30 minuti.
( Io ho utilizzato lo stampo in silicone e l'ho comunque leggermente imburrato e infarinato anche se non credo sia necessario, regolatevi in base al tipo di stampo che utilizzate o meglio ancora se usate il copristampo in carta ). 



Resham firiri, resham firiri
Udeyara jounkee dandaa ma bhanjyang
Resham firiri

( "Resham firiri", Nepali folk song )



giovedì 25 ottobre 2012

FRITTATA TRIPPATA

DIALOGO NEL BUIO

Immedesimarsi in una realtà sensoriale completamente diversa da quella a cui siamo abituati, provare a "sentire" con quattro dei nostri cinque sensi ciò che in genere diamo per scontato, ciò che di solito siamo abituati a vedere con gli occhi. Certe volte si può "vedere" molto di più imparando ad ascoltare, ad annusare, a toccare con le dita ciò che ci circonda, aprendo il proprio spirito alla conoscenza delle cose intorno a  noi senza soffermarsi unicamente su quello che è visibile a primo acchito, su quello che palesemente si trova di fronte ai nostri occhi. In questo modo sarà possibile vivere e percepire la realtà tramite quello che i nostri altri quattro sensi, spesso sopiti o sottovalutati, sono in grado di evocare: il colore di un suono, l'odore di un cibo, la sensazione di un'emozione sulla pelle, la musicalità di un profumo. La mostra Dialogo nel buio, ospitata all'Istituto dei Ciechi di Milano, offre tutto questo. Un percorso di un'ora e un quarto nella totale oscurità, dove, accompagnati da una guida non vedente, vengono messi alla prova e stimolati piacevolmente gli altri quattro sensi. Si attraversa la campagna, con suoni rilassanti e piante che ti sfiorano le braccia; si fa un salto al mare e si sale su una barca, cullati dalle onde e dal vento sulla pelle; si entra in una casa accarezzando oggetti di uso quotidiano con dita curiose; si varca la soglia di casa per ritrovarsi in città, con i suoi rumori, il traffico, le grida del mercato, la percezione del movimento attorno a noi. Infine ci appoggiamo al bancone di un bar, ordiniamo e comodamente seduti si sorseggia un caffè. Un'esperienza unica che consiglio assolutamente di provare se capitate a Milano. 

Stasera un piatto caldo tipico fiorentino, la frittata trippata come la prepara mia mamma, un sapore che imita quello della ben nota trippa alla fiorentina fatta col pomodoro e il parmigiano grattugiato. Piatto semplice e povero ma di gran gusto.

INGREDIENTI:
( per 2 persone )

- 4 uova
- parmigiano grattugiato
- salsa di pomodoro
- olio evo


Preparare la frittata sbattendo le uova con un po' di sale e un paio di cucchiai di parmigiano grattugiato, scaldare l'olio in una padella dal fondo non troppo largo e cuocerla, deve risultare abbastanza alta. Una volta cotta arrotolarla e  tagliarla a listarelle della larghezza di circa un centimetro. Preparare una salsa di pomodoro a piacimento ( io ho utilizzato la pomarola, altrimenti potete preparare una salsa con un battuto di odori e passata di pomodoro oppure semplicemente con aglio e la passata ), scaldarla in un tegame con un filo d'olio e quando è ben calda aggiungere le fettuccine di frittata, lasciar cuocere un paio di minuti per farle insaporire bene e servire dopo aver cosparso il tutto con abbondante parmigiano grattugiato. 


There's a child in me,
Still hiding behind the old tree
But aren't we all hiding
'Till the moment we're dying
And maybe I'm free
But freedom just means that I'm lost
It feels like I'm driving
Without ever arriving 

( "Far away", Blackfield )



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