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martedì 2 aprile 2013

FILETTO di MAIALE in CROSTA con POMODORI SECCHI e ROSMARINO



UNA GITA FUORI PORTA

Non c'è niente da fare, girellare per città e paesini è in assoluto il nostro sport preferito. Non c'è quasi niente che sia equiparabile all'emozione di una gita, con tutto quello che le ruota attorno e le è connesso. Perché "la gita" è ricerca e informazione, è preparazione dell'itinerario, è scelta delle cose da visitare e del posto dove mangiare, è conoscenza, sono foto e ricordi a manciate. E' la trepidazione del prima, lo svegliarsi presto come i bambini per l'emozione, il fare colazione in pasticceria prima di partire, il gustarsi la strada ascoltando la nostra musica preferita e cantando insieme, mentre si commentano le cose che vediamo e io leggo la guida. E poi posare gli occhi sulle cose nuove o su cose già viste tempo prima, magari osservando come sono cambiate oppure come sono rimaste immutate nonostante gli anni passati. Ed ogni gita ha qualcosa di speciale, una sensazione diversa da conservare addosso, il colore del cielo mai uguale, l'atmosfera che influenza e che viene influenzata dal nostro vissuto in un reciproco scambio che rende unico ogni attimo e che riesce a rendere magica ogni cosa vista, sia essa un borgo, una campagna, una spiaggia, un museo o qualsiasi altra cosa. 
E poi, immancabile e punto focale del nostro vagolare, è il mangiare fuori, generalmente in posti non casuali ma che scovo nella mia ricerca attenta su internet o su qualcuno dei miei numerosi libri di viaggi e guide. Altresì piacevole è lasciar scegliere al caso e infilarsi in qualche osteria o in enoteche che propongono degustazioni, o comprare pane, formaggi e salumi e improvvisare un picnic su un bel prato o sul sagrato di una chiesa. Insomma, lo sappiamo, in Italia dove vai vai caschi bene e assaggiare i prodotti tipici e deliziarsi con ottimo vino del posto è una cosa che non ha prezzo -o meglio, prezzo ahimè ce l'ha eccome, in genere anche abbastanza elevato dato che, crisi o no, sul buon cibo e il buon bere non lesino mai- e che ti arricchisce contribuendo a fare della gita un'esperienza sensoriale a trecentosessanta gradi. 
Questa volta  siamo stati a visitare la Certosa di Calci, a due passi da Pisa, una struttura imponente e meravigliosa, perfettamente conservata e in gran parte restaurata, dove è possibile effettuare un tour dell'interno visitando le numerose cappelle, le celle dei Padri certosini di clausura, il chiostro, gli appartamenti dedicati a ospiti illustri come Caterina de' Medici, il refettorio, gli orti dove lavoravano i conversi e l'immancabile erboristeria. 







Il clima è stato perfetto così com'era, il cielo grigio senza pioggia -che donava quell'aria un po' lugubre e misteriosa da Nome della Rosa- mi faceva immaginare la vita di allora, i monaci chiusi nel loro silenzio di preghiera, il fermento di attività nelle cucine e negli orti, la solennità della biblioteca con antichi tomi miniati, l'odore delle spezie nell'erboristeria. 
All'interno dell'immensa Certosa è ospitata anche la collezione del museo di Scienze Naturali, unico nel suo genere perchè oltre ai classici fossili, animali imbalsamati e qualche scheletro di dinosauro,  è arricchito da un'ampia collezione di scheletri di cetacei, disposti in fila in un lunghissimo corridoio a vetri. La loro imponenza è impressionante e visitarlo è stato davvero interessante e non privo di risate dato che siamo tornati a vederlo dopo un delizioso pranzo nella vicina San Giuliano Terme, in una piccola osteria dove abbiamo assaggiato salumi e formaggi di presidio Slow Food, pasta fatta in casa e rallegrato quelle delizie con un'ottima bottiglia di vino Bolgheri.
Nelle "gite" non ci sono pensieri e preoccupazioni, non ci sono orari, gli imprevisti rendono ancora più stravagante e insolito il viaggio, non ci sono programmi prestabiliti ma un canovaccio passibile di qualsiasi variante perchè la vera Zingarata, quella di Amici Miei per intendersi, è proprio questa: Una partenza senza meta nè scopi, un'evasione che può durare un giorno, due o una settimana. 
E le nostre gite sono animate proprio da questo spirito, lo spirito di due innamorati della vita, del buon cibo, delle nostre colonne sonore, delle chiese, delle piazze, delle piccole botteghe, dei gatti vagabondi, della Natura, di mare, monti, laghi e fiumi, del prezioso sangue dell'uva, delle facce delle persone, del nostro camminare mano nella mano...





Oggi un arrosto di maiale perché il freddo non se ne vuole andare e un piatto invernale è ancora gradito. Un piatto di sicura riuscita che è anche molto economico. 

INGREDIENTI:

- filetto di maiale
- 1 filone di pane del tipo "frusta"
- pomodori secchi sott'olio
- rosmarino
- sale e pepe nero
- olio evo

( non indico le dosi, regolatevi in base al numero di persone alle quali è destinato. Per quattro persone dovrebbe bastare un filetto da circa 300-400 g ). 

Tagliare a metà la frusta e svuotarla della mollica, disporre le fettine di pomodoro secco nello spazio lasciato dall'incavo della mollica; condire il filetto di maiale con sale e pepe su tutta la superficie, infilzare alcuni aghi di rosmarino nella carne. Posizionare il filetto all'interno della frusta, richiudere, appoggiare sulla crosta qualche  rametto di rosmarino e legare con spago da cucina. Posizionare in una teglia nella quale avrete messo circa 6 cucchiai di olio evo e infornare a 180° per circa 50 minuti ( dipenderà dalla grandezza del filetto ). Qualora si seccasse troppo aggiungere qualche tazzina di acqua durante la cottura, capovolgere di lato da una parte e dall'altra verso metà cottura.





Ora comincia
il tempo bello. Udite un campanello
che in mezzo al cielo dondola? E' la cincia.
Comincia il tempo bello.
Udite lo squillar d'una fanfara
che corre il cielo rapida? E' il fringuello.
Fringuello e cincia ognuno già prepara
per il suo nido il muschio e il ragnatelo;
e d'ora in ora primavera a gara
cantano uno sul pero, uno sul melo.

("Tempi belli", Giovanni Pascoli )


Che sia di buon auspicio per l'arrivo della tanto attesa primavera.


domenica 30 dicembre 2012

UN TRIS DI ANTIPASTI


Abbiamo camminato insieme su due stradine parallele, tenendoci la mano laddove cresce l'erba perchè le ruote dei carri non attraversano quel tratto. Due sentieri di campagna fatti di piccoli ciottoli bianchi, a tratti sconnessi e con qualche buca che nelle giornate di pioggia si riempiva d'acqua diventando poi fango e al ritorno del sole evaporava lasciando solo una traccia del suo passaggio. Si snodavano su un poggio ridente perlopiù pianeggiante, ed era gradevole passeggiare anche quando la strada si faceva più ripida perchè sapevamo che dopo la lieve salita ci sarebbe stata una discesa che ci avrebbe reso il fiato e la spensieratezza del nostro camminare. Ogni tanto facevamo una deviazione, ci sedevamo sull'erba verde a mangiare, a goderci la brezza primaverile mentre le nostre voci si univano in canti accorati e le nostre dita si intrecciavano, le nostre mani si cercavano, le nostre bocche sapevano amarsi. Ci riparavamo l'un l'altra quando arrivava una tormenta, a volte cadevo ma la sua mano era sempre lì, pronta a raccogliermi e curare le mie ferite. Abbiamo visto animali, piante meravigliose, montagne e il mare con le sue acque immense, abbiamo giocato e riso con l'animo che scoppiava per la gioia, abbiamo pianto e urlato e siamo stati tristi. 
Poi un giorno mi sono smarrita, la mia mano era vuota e con tanto dolore mi sono resa conto che non conteneva più la sua ma solo un mucchietto di polvere perchè ero caduta e mi ero aggrappata alla terra per non affondare. Avanti e indietro, ovunque guardassi vedevo solo le stradine che indifferenti e immutate continuavano la loro corsa verso l'orizzonte, nascondendosi dietro la collina e riapparendo dall'altra parte fino a che lo sguardo poteva perdersi, fino a che lo sguardo poteva arrivare. Ho camminato da sola, curva dopo curva, ho incontrato persone sul mio percorso con le quali ho condiviso tratti di strada, in certi momenti avevo paura del calare della notte e il freddo mi paralizzava, altre volte correvo libera come gli uccelli, con la sincera consapevolezza di essere capace di spiccare il volo.
E a un certo punto la strada è finita, così, improvvisamente. Niente più campagna, niente erba verde, niente prati, solo una radura piena di terra secca, uno spiazzo vuoto dove guardarsi intorno a trecentosessanta gradi e scoprire che è molto più facile osservare ciò che ci circonda piuttosto che quello che abbiamo dentro.
Poi una voce, calda voce familiare e poi due occhi, immutati nel colore ma con una nuova forma, una piega che non conoscevo e un nuovo modo, per me, di guardarci dentro e vederci il mondo. E infine una mano, una mano grande e forte che si tende verso le mie piccole ossa, mi acchiappa forte e riprende a camminare con me. Ora sarà un'unica strada ad accompagnare i nostri passi.



In questi giorni di festa capita spesso che si cerchino idee per cene, cenoni e cenette; gli antipasti e gli appetizers restano un must sempre gradito. Eccone tre tipi dai sapori diversi e contrapposti, gradevoli al palato, semplici e rapidi da preparare. 

INGREDIENTI:

- pere abate
- prosciutto crudo
- mascarpone
- pepe verde in salamoia

Sbucciare e tagliare le pere a fette alte circa 1 cm, spalmare su un lato un cucchiaino di mascarpone mescolato a qualche grano di pepe verde in salamoia, avvolgere una fetta di prosciutto crudo attorno ad ogni fetta e servire.

- pane cotto a legna
- pomodori secchi sott'olio
- lardo di colonnata
- rosmarino

Arrostire il pane tagliato a fette abbastanza spesse, togliere dal forno, appoggiare un pomodoro secco e una fettina di lardo su ogni fetta, guarnire col rosmarino e passare in forno caldo per qualche secondo per far appena sciogliere il lardo. Servire caldi.






- zucchine
- scamorza affumicata

Tagliare le zucchine a fette molto fini per il lungo, grigliarle, arrotolarle attorno ad un quadrato di scamorza affumicata e chiudere con uno stecchino. Passare in forno finchè il formaggio non sia fondente, servire calde.


Non è poi così difficile ascoltare
Perchè siamo carne da accarezzare
E progetti possibili da realizzare

Dal tuo silenzio al mio rumore
Dal nostro potere di non farci del male

Dal mio amore al tuo amore
Dal mio sentire al tuo pensare
Dal tuo cuore al mio cuore
Un millimetro appena 
O tutta una vita se è quello che vuoi

( "Dal tuo sentire al mio pensare", F.Mannoia )


giovedì 16 agosto 2012

INVOLTINI di CARNE con SCAMORZA AFFUMICATA e POMODORI SECCHI


AGGIORNAMENTO: HO TOLTO LE FOTO... ERANO DAVVERO BRUTTE!! PERO' GLI INVOLTINI ERANO BUONISSIMI :)




LE PICCOLE COSE CHE MI RENDONO FELICE

L'odore delle mattine settembrine che risveglia ricordi di quando eri piccola. I piedi sull'erba. La tazza piena di latte freddo e cereali al mattino. Tornare a casa in auto alle otto di sera in estate, quando Nebbia mette la testa fuori dal finestrino dopo due ore di corse al parco. Aver voglia di sentire una canzone, cambiare stazione alla radio e beccarla. Chi ti dice grazie di cuore quando pensavi di aver fatto un'inezia. Il profumo delle brioche appena sfornate da un laboratorio notturno di pasticceria che non sai nemmeno dove sia ma che il vento trasporta fino a te. La parte fresca del letto in estate. Camminare senza una meta ascoltando musica con le cuffie. Un pezzo di cioccolato fondente a metà scalata di una vetta di alta montagna. Un'emozione condivisa. Comprare finalmente le scarpe o l'abito che avevo tanto sognato di indossare. Svegliarsi venti minuti prima della sveglia e realizzare che hai ancora un sacco di tempo per dormire. Un inaspettato lieto fine in un libro triste. Ricevere la chiamata della persona che stavi per chiamare. Il familiare odore di casa. Una risata fino alle lacrime. Risolvere gli incroci obbligati della Settimana Enigmistica. Il momento prima che inizi un film al cinema. I gatti che dormono abbracciati sul divano. L'uscita del nuovo libro di uno scrittore che mi piace. Il momento di passaggio tra le stagioni. Le persone del quartiere che mi salutano al mattino quando porto fuori Nebbia. Un complimento sincero. Trovare un bigliettino di un passato lontano in mezzo alle pagine di un vecchio libro. La colazione al bar alla partenza di una vacanza. Il mio sorriso nello specchio. 


Stasera cena espressa, tutta per me, perchè questi giorni sono ricchi e pieni e io mi sento bene... Un piatto veloce da preparare, semplice ma molto gustoso. Ho utilizzato il carpaccio di manzo per avere una cottura rapidissima e una carne che restasse tenera. Le dosi variano a seconda del numero di persone. 




INGREDIENTI:

- carpaccio di manzo 
- pomodori secchi sott'olio
- scamorza affumicata
- olio evo
- sale, pepe nero, farina

Appoggiare al centro di ogni fetta di carpaccio un pezzo di scamorza e un pomodoro secco, arrotolare la carne avendo cura di ricoprire interamente il ripieno, chiudere con uno stecchino e infarinare. Scaldare l'olio in un tegame, rosolare gli involtini su ogni lato dopo aver salato e ricoperto di abbondante pepe. Servire caldi. 




( Chiedo venia per le ultime foto che sto pubblicando, purtroppo la mia macchina fotografica fa i capricci e sto facendo le foto con l'ipod, per quello la risoluzione non è ottimale ) 







A felicidade è como a gota
De orvalho numa petala de flor
Brilha tranquila
Depois de leve oscila
E cai como uma lagrima de amor

( "A felicidade", Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes )






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