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mercoledì 6 novembre 2013

TRADITIONAL IRISH CARROT SOUP



E' passato davvero tanto tempo dall'ultima volta che ho scritto, dall'ultima volta che mi sono dedicata del tempo per godere di questo spazio. Nel frattempo però, ovviamente, il tempo non si è fermato ed ha lasciato spazio ad innumerevoli storie, inaspettati eventi, ulteriori crescite. La mia vita si è colorata di nuovo, il verde e l'azzurro che riempivano i miei occhi e il mio spirito a fine estate si sono trasformati in sfumature giallo-arancio, i colori dell'autunno che tanto riposano, che tanto coccolano, assieme ai primi maglioni da tenere aperti su una camicia oversize. Giorni di letture, di riorganizzazione di spazi e tempi, di nuovi progetti e sogni che si spalancano nelle nostre vite.
E' stato bello affacciarmi ogni tanto e vedere che non mi avete dimenticata, che quei legami che mi ha regalato questo mio piccolo regno non si sono spezzati. E' anche per questo che oggi è ancora più gioioso poggiare le dita sui tasti e regalarmi questo momenti. Vi dico grazie. E condivido con voi questa ricetta che mi ha innamorata nel mio bellissimo viaggio in Irlanda, un viaggio che credo sia stato determinante per la mia vita e per la mia relazione. 
Le soup in Irlanda sono un must, in ogni locale sul menù era presente la soup of the day, in genere di verdure, che più di una volta mi sono gustata. Visto il clima irlandese è comprensibile, una zuppetta del genere ti rimette proprio al mondo. La mia preferita in assoluto è stata la Carrot Soup, ricetta che vi propongo perchè di semplice preparazione e sicura riuscita!




Per la ricetta ho preso ispirazione da questo sito, il sapore è esattamente lo stesso che ho avuto il piacere di assaggiare dopo quel famoso bagno nell'Oceano, in un caldo ristorantino sulla spiaggia. Un posto davvero suggestivo ed un gusto che scaldava l'animo, oltre al corpo. 


INGREDIENTI:

- 1 kg di carote
- 1 cipolla grande
- 5 spicchi d'aglio
- 5 chiodi di garofano interi
- 1 litro di brodo vegetale
- 4 cucchiai di olio evo
- 2 cucchiai di succo di limone
- prezzemolo fresco
- panna da cucina
- sale e pepe nero qb

Pulire e tagliare le carote a pezzi di medie dimensioni, tagliare la cipolla a listarelle, pelare gli spicchi d'aglio. Scaldare l'olio in una casseruola, aggiungere cipolla, aglio, chiodi di garofano e carote e lasciar soffriggere per circa 5 minuti, finchè la cipolla non inizierà ad essere traslucida. Aggiungere il brodo bollente fino a coprire le verdure, eventualmente aggiungere il restante via via. Salare e lasciar cuocere per circa trenta minuti, finche le carote saranno morbide. A cottura ultimata rimuovere i chiodi di garofano e passare nel mixer fino ad ottenere una crema. Rimettere sul fuoco, aggiungere il succo di limone ed eventualmente altro brodo per renderla della giusta consistenza. Spegnere il fuoco, spolverare di pepe e servire aggiungendo un cucchiaio di panna da cucina e del prezzemolo fresco tritato per ogni scodella.

In certe varianti utilizzano il latte di cocco anzichè la panna, il sapore è diverso ma comunque buono. Io però lo preferisco con la panna, non si va a coprire il sapore dolciastro tipico della carota.



Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole
Lei, lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole
Lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici
Lei, lei rayon, lei signorina, la permanente coi ricci...

("Tango per due", F.Guccini )

Non ci ricorda qualcuno? 





domenica 2 giugno 2013

CAPRESE QUINOA



L'altra sera io e Lui portavamo a spasso Nebbia, l'aria era tiepida, niente pioggia, si camminava mano nella mano ridendo e parlando un po', ma più che altro ognuno ascoltava serenamente i propri pensieri e il silenzio della notte, rotto solo dal passaggio di qualche auto, dall'abbaiare di un cane, da un portone che si chiudeva. Abbiamo passeggiato per le stradine dietro casa mia, un quartiere che è quasi paese perchè le case son basse, terratetti o piccole villette col giardino, tanti alberi e poco più in là i campi e una strada che porta alle colline. E ancora è piacevole notare le botteghe - certo, molte meno di quando ero piccola - la gente che sta seduta a mangiare il gelato sulle panchine, la vita che scorre a ritmi umani, salutarsi al mattino quando portiamo a spasso i cani e le signore anziane vanno a fare la spesa, sempre le stesse facce che vedo ogni giorno e che mi danno sicurezza. Camminavamo insomma per una stradina senza sfondo che serpeggia un po' e poi si interrompe, termina in uno spiazzo nel verde davanti ad una villa col giardino enorme ed un cane che non si dà pace al nostro passaggio. E ci mettiamo lì ad osservare il buio che qui è totale e rischiarato solo dalla luce della luna e delle stelle che si riflette nelle pozzanghere lasciate dalla pioggia. Ma non sono solo loro ad illuminare la notte, siamo circondati da centinaia di piccole lucciole, disseminate ovunque tra le piante, tutto intorno a noi. Quanto tempo che non le vedevo! Ricordo che quando ero piccola d'estate ce n'erano tantissime ma col passare degli anni ne vedevo sempre meno finchè mi è capitato davvero di rado di vederle. E invece eccole, numerosissime proprio a due passi da casa. Che suggestione, sembrava davvero di essere in un altro mondo, un mondo lontano dal caos e dallo sporco, come se fossimo in un bosco fatato. Mentre Nebbia pascolava beato siamo stati in silenzio ad osservare quella meraviglia.






Ai primi raggi di un sole che ieri a Firenze scaldava davvero, mi è subito venuta voglia di un piatto fresco che richiamasse i sapori dell'estate. Questa insalata caprese con quinoa può essere servita come antipasto in bicchierini o ciotoline come ho fatto io, oppure mangiata come piatto unico alla stregua di un'insalata di riso o di una panzanella. Sicuramente molto leggera e con ingredienti freschissimi.


INGREDIENTI:
( per 4 persone )

- 250 g di quinoa
- pomodori ciliegino
- mozzarella ( o mozzarelline ciliegia )
- basilico fresco
- olio evo
- pepe nero in grani

Lasciare a mollo in acqua la quinoa per almeno 15 minuti per eliminare la saponina, sciacquare sotto l'acqua mediante un colino a maglie fitte; portare ad ebollizione acqua salata in un pentola e cuocere la quinoa per circa 15 minuti. Scolare con il colino a maglie fitte e lasciar raffreddare. Condire con pomodorini e mozzarella tagliati a dadini ( o le mozzarelline ciliegia intere ), basilico fresco, olio evo di buona qualità e una macinata di pepe nero. 

"Alturas", Inti illimani

venerdì 3 maggio 2013

SPAGHETTI INTEGRALI con ZUCCHINE GRIGLIATE, FETA e PINOLI al PROFUMO di BASILICO





BENVENUTO MAGGIO

Chiudo gli occhi in questo sole tiepido del mattino presto, il caldo sulle braccia nude mi fa sentire viva, mentre una lieve brezza accarezza i campi e l'erba si muove in una danza perfetta. Farfalle, coccinelle, uccellini, tutto si risveglia all'amore in un'esplosione di vita e nidi e danze di accoppiamento, i fiori fanno a gara per essere i più belli, il cielo è più grande e si perde oltre la collina dove immagino quella casa in pietra, quell'ulivo dalle braccia accoglienti che cullerà i nostri sogni in un giorno di maggio. 


Una ricetta dal sapore fresco, di stagione, molto gradevole, ottima anche il giorno dopo senza essere riscaldata, tirata fuori dal frigo almeno mezz'ora prima di servire. 

INGREDIENTI:
( per 2 persone )

- 160 g di spaghetti integrali
- 3 zucchine chiare lunghe di medie dimensioni
- pinoli una manciata
- 150 g di feta
- basilico fresco
- olio evo
- pepe nero in grani

Lavare le zucchine e tagliarle a fette sottili per il lungo, grigliarle e poi tagliarle a striscioline. Lessare la pasta al dente in acqua non troppo salata ( la feta è già saporita, usare meno sale del solito per l'acqua della pasta ), scolarla, condirla con le zucchine, i pinoli, la feta tagliata a quadratini, le foglie di basilico, il pepe nero macinato al momento e una generosa innaffiata di olio evo di buona qualità. Servire subito.




I don't care if Mondays black
Tuesday Wednesday heart attack
Thursday never looking back
It's Friday I'm in love

("Friday I'm in love", The Cure )


venerdì 22 marzo 2013

RISOTTO FINOCCHI, ARANCIA e NOCI

Verde. Verde di germoglio indifeso e delicato, di pelle di ramarro, di prato infinito che si perde oltre la china della collina. Giallo buccia di limone imperfetta e irregolare, di mimosa odorosa, un canarino libero che vola. Rosso succo di fragola, del sangue che ci rende vivi, di una donna hindi in sari di fronte ad un tempio. E poi azzurro delle profondità dell'oceano, di un fiocco appeso alla porta ad annunciare una vita, di delicatissimi e minuscoli fiorellini in un prato. Nero assenza di colore, di notte profonda e profumata di estate, di pelo lucente di pantera. E bianco che tutti i colori racchiude, bianco di lenzuola stese ad asciugare, un orso solitario che cammina ondeggiando sui ghiacci, una calla tra le mani di una bambina. 









Oggi un risotto fresco e delicato con gli ingredienti che si utilizzano per quella deliziosa insalata invernale di arancia e finocchio, un risotto profumato di agrumi.
L'assaggiatore ufficiale di noci qui sotto ha detto che erano buonissime! 


INGREDIENTI:
( per 2 persone )

- 160 g di riso Carnaroli
- 1 finocchio medio
- 1 arancia grande non trattata
- 4-5 noci
- brodo vegetale
- olio evo
- pepe bianco
- 1 noce di burro


Scaldare quattro cucchiai di olio evo in una casseruola e aggiungere il finocchio tagliato a listarelle fini; dopo circa 10 minuti aggiungere il riso, lasciar tostare per un paio di minuti e poi sfumare col succo d'arancia, far ritirare e coprire col brodo vegetale bollente, salare e lasciar cuocere per circa 20 minuti aggiungendo brodo via via che si ritira. A fine cottura spegnere il fuoco mantenendo il risotto ben cremoso e bagnato, aggiungere le noci tritate finissime, mantecare col burro e servire aggiungendo la scorza d'arancia, una macinata di pepe bianco e qualche ciuffo della barba verde del finocchio. 













I'll go through all this
Before you wake up
So I can feel happier
To be safe up here with you

("Hyperballad", Bjork )



venerdì 8 marzo 2013

GNUDI di RICOTTA e SPINACI







Castelli, antichi monasteri, fontane, chiese. E ancora iscrizioni, personaggi, alberi millenari e draghi, monaci, battaglie, principesse, martiri. La Toscana, così come tutte le altre bellissime regioni italiane, è ricca di leggende, di aneddoti e storie che si perdono nella notte dei tempi. Conoscerle è stimolante e curioso, ti mette in contatto col passato e con la tradizione che attraverso i racconti tramandati dai nostri avi, attraverso manoscritti e documenti arriva fino a noi affinchè non vada perduto il bagaglio culturale che racchiudono. Molti proverbi e molti detti popolari nascono proprio da queste storie antichissime, reali o immaginarie, che venivano raccontate di generazione in generazione e che, passando di bocca in bocca nei secoli, sono giunte fino a noi diventando frasi di uso comune.
Così come il famoso detto fiorentino: C'entra come i'culo con le quarant'ore, che letteralmente sta ad indicare una cosa che non c'entra niente con un'altra, sembra nascere anticamente da un fatto avvenuto nella chiesa fiorentina dei Santi Apostoli Pietro e Paolo durante le Quarantore, funzione religiosa che prevedeva l'esposizione del Santo Sacramento a turno, in ogni chiesa fiorentina, appunto per quaranta ore. Pare che durante questo evento, nella chiesa gremita di fedeli, ad un certo punto si sentì risuonare un ceffone. Tutti i fedeli si voltarono verso l'origine di quel suono e videro un messere chiaramente imbarazzato e con lo stampo di uno schiaffo su una guancia, e una giovane donna visibilmente risentita. Cercando di giustificarsi, attribuendo la mano morta alla calca della chiesa, l'uomo le disse:"...è per colpa delle Quarant'ore!" e lei rispose:"Ma icchè c'entra i'culo con le Quarant'ore?!"



Oggi un piatto della tradizione toscana che ho imparato a fare dalla mia mamma, alla quale viene speciale.
Gli gnudi sono un primo tipico toscano della tradizione contadina,  prevalentemente della provincia senese e grossetana, preparati con pochi semplici ingredienti. Sono abbastanza semplici da preparare ma bisogna osservare alcune piccole accortezze. Innanzitutto gli ingredienti devono essere di ottima qualità, una volta tritati gli spinaci devono essere strizzati benissimo per eliminare tutta l'acqua, sarebbe consigliabile scolare bene anche la ricotta dal siero magari lasciandola per qualche ora in un colino. Non calare nell'acqua troppi gnudi per volta, eventualmente cuocerli in più trance. E soprattutto: trattarli delicatamente! Se ben fatto lo gnudo si scioglie in bocca e non nell'acqua.

INGREDIENTI:
( per 3 persone )

- 350 g di spinaci freschi puliti
- 250 g di ricotta vaccina
- 1 uovo piccolo
- noce moscata
- burro
- salvia
- farina
- Parmigiano Reggiano

Lessare gli spinaci in acqua salata, una volta cotti lasciarli intiepidire, strizzarli benissimo per eliminare tutta l'acqua e tritarli finemente, aggiungere la ricotta, anche questa ben scolata dal siero, un'abbondante grattugiata di noce moscata e l'uovo, mescolare bene e aggiungere Parmigiano Reggiano grattugiato fino ad ottenere un composto consistente, regolare di sale. Formare con il composto delle palline allungate poco più grandi di una mandorla e passarle nella farina ( devono avere la forma di uno gnocco ), disporle via via su un vassoio infarinato fino ad esaurimento del composto. Mettere a scaldare abbondante acqua salata, quando bolle calare gli gnudi e lasciarli cuocere finchè non vengono a galla ( ci vorranno circa 2 minuti ), scolarli con una schiumarola facendo attenzione che venga via tutta l'acqua e disporli su un vassoio con burro fuso sul fuoco assieme a foglioline di salvia. Cospargere di Parmigiano e servire subito.



S'ì fosse foco arderei 'l mondo
S'ì fosse vento lo tempesterei
S'ì fosse acqua i' l'annegherei
S'ì fosse Dio mandereil'en profondo

( "S'i fosse foco", Fabrizio De Andrè, da un sonetto di Cecco Angiolieri )


lunedì 11 febbraio 2013

NOODLES con VERDURE

Quando la punta fine, così nera e intensa, si posa sulla carta è un piacere unico; veder nascere sotto alle mie dita e ai miei occhi quello che inizialmente è solo nella testa è come il materializzarsi di un pensiero, come rendere concreta, seppur nel suo astratto, un'idea. Come un bambino che nasce, che prima non c'era e poi, all'improvviso, esiste e lo puoi toccare, conoscere, amare. Un disegno ha un effetto simile. Prima non esiste, non lo hai nemmeno pensato. Poi ti arriva la voglia, l'idea, l'intuizione, l'immagine che prende forma nella tua mente e da una nube confusa inizia ad assumere una forma, una dimensione e un colore. E resta lì, sempre più nitida, finchè non inizi a disegnarla trasferendo sulla carta immacolata -ma non solo, anche su fogliacci, giornali, tovagliette di carta mentre ceni in un ristorante- quello che il tuo cervello ha forgiato. E il tempo smette di scorrere, la tua concentrazione è totale come se in quel momento il disegno ti catturasse e iniziasse a vivere di vita propria mettendoti fretta per arrivare alla luce e diventare finalmente qualcosa di reale. 
Credo di essere nata con la matita in mano, e non perchè sia brava, tutt'altro, ma perchè penso di aver iniziato a disegnare ancor prima che a parlare. A volte passa del tempo prima che riprenda in mano matita e pennarello e mi rimetta con le mani sul foglio, altri periodi non riesco a fare altro, disegno per delle ore e non mi sento mai sazia. Però è una passione che non si discute, non mi abbandona mai. Adoro creare personaggi, disegnare me stessa in una sorta di ragazzina ideale dalle gambe lunghissime e magre, immaginare animali e riprodurne il movimento, l'espressione e il carattere. A volte ho in testa delle idee che non riesco a realizzare, oppure semplicemente non è il momento buono per creare, questo non vuol dire che mi precluda il piacere di prendermi un momento tutto mio, magari con una buona musica di sottofondo e qualche pausa caffè e di rigenerarmi con l'arte del disegno. 


 

( questo disegno l'ho ripreso da Lenore, fumetto statunitense di Roman Dirge )




Ancora un piatto ispirato all'Oriente a me tanto caro e che ha un'attrattiva enorme su di me. I noodles, il tipico formato di pasta orientale che ricorda le tagliatelle o gli spaghetti, possono essere cucinati in diversi modi  a seconda dell'area geografica ma si possono comunque gustare dalla Cina alla Corea, dall'India al Giappone. In brodo, fritti, al vapore sono estremamente versatili e possono essere conditi con verdure, carne, pesce e con l'aggiunta o meno di spezie. In Nepal li ho mangiato varie volte, sempre col nome cinese di Chow mein.
Queste sono più o meno le dosi che ho utilizzato io, ovviamente a seconda del gusto si potranno mettere più o meno verdure, se lo utilizziamo come piatto unico direi di abbondare con le verdure! Anche la scelta del tipo di noodles è soggettiva, in commercio se ne trovano di grano, di riso, di soia e altri più particolari di mais, fagioli, fecola di patate ( credo introvabili qui da noi ). 


INGREDIENTI:

( per 2 persone )

- 160 g di noodles di grano
- 1 quarto di cespo di verza
- 5-6 funghi champignon
-  1 manciata di germogli di soia
- 1 carota grande
- 1 zucchina grande
- 2 spicchi d'aglio in camicia
- olio evo
- pepe nero

Dopo aver pulito tutte le verdure tagliare le carote e le zucchine a julienne, affettare finemente gli champignon, tagliare la verza a listarelle. In un wok ( o in una padella grande ) scaldare l'olio evo con gli spicchi d'aglio in camicia, appena hanno preso colore rimuoverli e aggiungere tutte le verdure, regolare di sale e pepe nero macinato e lasciar cuocere finchè le verdure saranno morbide ma non disfatte, devono mantenere la croccantezza. Eventualmente aggiungere qualche cucchiaio dell'acqua bollente che avrete messo a scaldare per cuocere i noodles. Appena le verdure saranno pronte bollire i noodles ( basteranno pochi minuti ) e saltarli nella wok con le verdure prima di servire. 
Io non l'ho utilizzata ma alla fine si può condire anche con della salsa di soia. 




Io i miei occhi dai tuoi occhi non li staccherei mai
E adesso anzi me li mangio tanto tu non lo sai
Occhi di mare senza scogli
Il mare sbatte su di me
Che ho sempre fatto solo sbagli

( "Canzone", Lucio Dalla )



domenica 27 gennaio 2013

CREMA di ZUCCA, PATATE e QUINOA



Ci sono cose che non riesco a spiegarmi. Ci penso a fondo e cerco di trovare un perchè, una spiegazione del motivo per cui accadano certe cose ma resto così basita e perplessa dal fatto di non trovare risposta alcuna che vorrei soltanto potermi rifugiare in un cantuccio del mondo dove queste cose siano lontane, tapparmi le orecchie e fare finta che non esistano. Siccome questo non è possibile e far finta che certe cose non siano reali non è un bene, continuo ad arrovellarmi e a soffrire per quello che mi succede intorno, impotente nel mio piccolo mondo fatto di piccole buone azioni che però sembrano una goccia nel mare. Certo, è dalle piccole cose come i semi che nascono le grandi cose, ma a volte i tuoi sforzi sembrano così vani che ti chiedi a cosa servano se non ad alimentare la speranza che forse, un giorno, certe cose possano cambiare. Non riesco a rimanere impotente di fronte alla cattiveria dell'uomo, alla violenza gratuita e ai soprusi verso gli altri essere viventi, siano essi persone o animali, verso la Terra sulla quale miracolosamente, vuoi grazie a un Dio o al caso, ci ritroviamo e che dovremmo trattare e rispettare come un regalo meraviglioso invece di stuprarla continuamente. Sono arrabbiata. Dico la verità, ultimamente, forse sbagliando, non riesco più nemmeno ad accendere la televisione per guardare un telegiornale. Sono stanca delle notizie negative e ancor di più  di quelle fasulle e inutili che riguardano i vip, delle rubriche di cucina, di quelle facce finte e patinate, di quei sorrisi ipocriti. Stanca da sempre della pubblicità, della moda, intollerante verso la cronaca nera e tutto quel corollario perverso e morboso che la segue. Stanca della crisi, di tutto quello che ruota attorno ai soldi, del lusso sfrenato concesso a inutili bastardi che hanno tra le mani una ricchezza che sono incapaci di gestire e che utilizzano solo causando sofferenze agli altri e la possiedono proprio per questo.
Preferisco trovare conforto nelle parole dei cantanti che per me son come poeti. In quel modo posso immaginare il mondo come lo vorrei, posso chiudere gli occhi e sognare, posso piangere, arrabbiarmi, essere solidale o dissentire, ridere, emozionarmi. E ancor di più sbizzarrire la mia fantasia leggendo un libro o disegnando, risolvendo cruciverba difficili in sfide ogni giorno più dure. O guardare un bel film, esclusivamente in dvd, anche se il canone Rai mi tocca pagarlo. Pensatemi pure snob e disinformata, ma il mio tempo preferisco impegnarlo in ciò che mi arricchisce l'animo piuttosto che in ciò che mi impoverisce la mente. Mi spaventa pensare al futuro, a quello che troveranno i bambini che curo ogni giorno, all'eredità che gli stiamo lasciando. E ovviamente, ancor di più, mi spaventa pensarlo per i figli che desidero. Non fraintendetemi, nel mio cuore e nella mia mente la speranza è vivida, ma raffrontarsi ogni giorno con una realtà così sfasciata è demoralizzante e frustrante, ti fa sentire impotente, sembra vanificare tutti i tuoi sforzi. L'altro giorno, attonita di fronte a certi orrori rivolti agli animali che sicuramente conoscerete e che non sto a raccontare qua, avrei voluto sfondare lo schermo del computer, acchiappare con le mani quelle persone e farle a pezzi. Avrei voluto gridare basta, fermare quel dolore, avevo gli occhi sbarrati e il cuore sembrava quasi si volesse fermare tanto incapace era di credere a quello che sentiva, eppure non potevo fare niente, ero completamente inerme. E ditemi se questo non è frustrante, se non bisogna essere imbestialiti oltre che indignati e addolorati. Ma siccome, come diceva il grande Bertoli, il vento soffia ancora, continuerò a rimboccarmi le maniche e a sperare e credere che davvero, in qualche modo, questo mondo possa ancora essere salvato.








INGREDIENTI:


( per 2 persone )

- 120 g di quinoa
- 3 patate medie
- 350 g di zucca pulita
- brodo vegetale
- olio evo
- 1 spicchio d'aglio
- pepe bianco in grani

Sciacquare la quinoa sotto l'acqua corrente dopodichè lasciarla a bagno per circa 15 minuti; tagliare la zucca e le patate in pezzi piccolissimi. In una casseruola scaldare quattro cucchiai di olio evo con l'aglio, appena avrà preso colore aggiungere le verdure, salare e lasciarle insaporire per qualche minuto, poi coprirle con brodo vegetale bollente. Lasciar cuocere per circa 15 minuti finchè non saranno abbastanza morbide e il brodo si sarà ritirato, togliere dal fuoco e frullare. Rimettere sul fuoco, aggiungere la quinoa, aggiustare di sale e cuocere per altri 15-20 minuti, eventualmente aggiungendo altro brodo. Servire calda con una spolverata di pepe bianco macinato al momento, un filo d'olio buono e, a piacere, parmigiano grattugiato in scaglie. 


















Eppure il vento soffia ancora

Spruzza l'acqua alle navi sulla propra
E sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie
Eppure sfiora le campagne
Accarezza sui fianchi le montagne
E scompiglia le donne tra i capelli 
Corre a gara in volo con gli uccelli

( "Eppure soffia", Pierangelo Bertoli )


mercoledì 17 ottobre 2012

RISOTTO con OVOLI e PORCINI


ANDAR PER FUNGHI

C'è qualcosa di atavico e primitivo nel raccogliere con le proprie mani i frutti della terra, qualcosa che ci lega alla Natura e che ci spinge a cercare, raccogliere, cogliere o coltivare.
Ancora boschi, questa volta per andare a cercar funghi in compagnia, col cestino e lo zainetto, il coltellino e la macchina fotografica. Giornata tipicamente autunnale, con l'odore del bosco umido che mi entrava nelle narici, tanta voglia di esplorare e scoprire il territorio, l'occhio attento ad adocchiare i funghi in mezzo alle foglie. Ogni volta che ne scorgevo uno, che lo raccoglievo delicatamente e lo pulivo sul posto per poi depositarlo nel cestino era una gioia, mi sentivo come una bimba che fa una scoperta inaspettata e che batte le mani saltellando sul posto.
La ricerca è stata piacevole e abbastanza fruttifera, qualche bel porcino sano e corposo e diversi ovoli, e poi corbezzoli saporiti, tanti tipi di piante e alberi da osservare, i rumori di tanti animaletti.
Là in mezzo, a fine mattinata, con le braccia sgraffiate dagli sterpi, le mani sporche di terra e i capelli in disordine, là in mezzo con un grande sorriso stampato sul volto mi sono ritrovata: quella ero proprio io, serena come raramente mi accade, seduta su un tronco a mangiare due fette di pane con il prosciutto tagliato al coltello, a ridere e scherzare con chi aveva condiviso con me quella gita.













Un altro risotto... sarà la stagione, sarà che mi piace tanto, sarà che non avrei visto questi funghi utilizzati in maniera migliore... ma ce lo siamo davvero gustato, delicato e cremoso con il sapore delle cose sane raccolte con le proprie mani. E i porcini rimasti gustati su una bella bistecca mentre gli ovoli son diventati fettine da assaporare crude, con qualche scaglia di parmigiano, sale, pepe e un filo d'olio. 

INGREDIENTI:
( per 2 persone )

- 180 g di riso Carnaroli
- funghi ovoli e porcini freschi
- brodo vegetale
- 1 spicchio d'aglio
- pepe nero in grani
- 50 g di burro
- olio evo
- parmigiano 


Scaldare tre cucchiai d'olio in un tegame basso e largo, far imbiondire l'aglio e prima che prenda colore aggiungere gli ovoli puliti e tagliati a dadini, i porcini tagliati a fettine fini, salare e lasciar cuocere per cinque minuti. Aggiungere il riso, farlo tostare per un paio di minuti e coprire con il brodo vegetale bollente. Salare e lasciar cuocere aggiungendo eventualmente altro brodo. A cottura ultimata spegnere il fuoco, aggiungere il burro e una spolverata di parmigiano grattugiato, lasciar mantecare e servire con una generosa spolverata di pepe nero macinato.


Oh, my life is changing every day
In every possible way
And oh, my dreams, 
It's never quiet as it seems
Never quiet as it seems

( "Dreams", Cranberries )







giovedì 11 ottobre 2012

RISOTTO alla BIETOLA e BURRATA


UNA PICCOLA VETTA

Prepararsi psicologicamente al viaggio prevede gestione dell'emozione, autocontrollo e pulizia interiore, liberarsi di quei fardelli che in Nepal sarebbero solamente un peso.
E' necessaria anche una certa preparazione fisica, che attualmente non ho. Per questo motivo mi sono messa gambe in spalla, e per riabituare il mio corpo ad un minimo di fatica fisica ho deciso di fare una bella camminata in solitaria. Il monte che sovrasta casa mia, Monte Morello, si presta molto bene a questo genere di passeggiate. Con le sue tre cime, la Prima, la Seconda e la Terza punta, arriva a toccare i 934 metri, niente di eccessivo, ovviamente, ma considerata l'altezza slm di Firenze, risulta abbastanza imponente. Tempo grigio, nebbiolina, clima decisamente autunnale, ideale per godere del bosco e dei suoi colori, del profumo degli alberi e del sottobosco, del terreno umido e dell'aria fresca. Cammino tranquilla, mi godo i miei passi che cerco di far lesti per sentire la fatica e riabituare le gambe alla salita, il respiro si fa più forte, la mente più sgombra via via che salgo. Il piacevole sentiero di sassi bianchi mi conduce alla Sella degli Scollini, da lì imbocco il sentiero 00 che mi porterà in cima. La strada si fa più impervia, invasa dal legname e con l'erba alta bagnata dalla rugiada, in certi punti è dura, breve ma in forte pendenza, conto i miei passi pensando alle vette dell'Annapurna e ogni volta che arrivo a cento ricomincio da zero. Poi la boscaglia si dirada, appare in lontananza la croce della Prima Punta, detta Poggio Casaccia, che si staglia su un cielo grigiastro, le sue fondamenta che poggiano su un verde praticello ancora umido della notte sul quale mi siedo a riprendere fiato. Zaino in spalla riprendo il percorso che scende dolcemente fino a Poggio Cornacchiaia, Seconda Punta del mio itinerario, un piccolo sentiero tra gli alberi che mi condurrà, infine, alla Terza Punta, Poggio all'Aia, dove si erge una croce di legno, anch'essa posta su un verde praticello che domina le vallate di tutta la piana circostante Firenze. Il cielo si è fatto più terso, un pallido sole mi riscalda, peccato però che la foschia non mi permetta di godere del panorama sottostante. Scatto qualche foto, mi mangio una mela avvolta dal silenzio e dal gracchiare dei corvi, intravedo qualche falco, ascolto il rumore del bosco sotto di me. Non c'è anima viva, solo i miei passi stamattina hanno "disturbato" quella pace, solo i miei pensieri hanno invaso quel silenzio. Riparto rigenerata, scendo velocemente per lo stesso sentiero scavalcando tronchi e cantando ad alta voce, attenta a scorgere particolari che identifichino il passaggio di un animale. Qualche traccia lasciata da un cinghiale nella notte, un coleottero che si nasconde tra le foglie secche, una coccinella su uno stelo, uno scoiattolo su un ramo. Mi sento bene, rallento il mio passo una volta giunta sulla pacifica strada di sassi bianchi, sgombra dai pensieri, piacevolmente stanca e avvolta da un benessere che mi accompagnerà fino a sera.









 










Per me e le mie amiche un risotto di stagione, con bietole biologiche a Km zero e una gustosa burrata cremosa e delicata.

INGREDIENTI:
( per due persone )

- 180 g di riso carnaroli
- 200 g di bietola fresca
- 150 g di burrata
- 1 spicchio d'aglio
- olio evo
- pepe nero
- 1/2 bicchiere di vino bianco
- brodo vegetale

Scaldare un fondo di olio evo in un tegame basso e largo e lasciar imbiondire l'aglio in camicia,  prima che prenda colore toglierlo, aggiungere il riso, lasciarlo tostare e poi sfumare con il vino bianco, coprire con il brodo vegetale bollente e aggiungere la bietola lavata e tagliata a listarelle. Salare, pepare e lasciar cuocere per circa 20 minuti. A cottura ultimata spegnere la fiamma, aggiungere la burrata tagliata a pezzi, lasciar mantecare e servire filante. 

( il brodo vegetale io l'ho fatto col dado vegetale biologico, ma ovviamente si può fare da noi con verdure fresche, in questo caso sarà appropriato utilizzare la bietola per conferire il giusto sapore al risotto ). 


I see my memories in black and white 
They are neglected by space and time 
I store all my days in boxes 
And left my whishes so far behind 
I find my only salvation in playing hide and seek in this labyrinth 
And my sense of connection 
Is lost like the sound of my steps 

( "Labyrinth", Elisa )


martedì 25 settembre 2012

CHICCHE di PATATE al CHIANTI, SPECK e NOCI MANTECATE al MASCARPONE

A volte faccio davvero tanta fatica a rimettere insieme i pezzettini di questo assurdo ma meraviglioso puzzle che è la vita. Tutti quei pezzettini dalle sfaccettature differenti, sagome indistinte ma che insieme, una accanto all'altra, vanno a formare un disegno. Bene, è da un po' di tempo che mi scervello per capire come accostarli fra di sè, li provo e li riprovo tra di loro, gli cambio di posizione, li giro su ogni lato però incredibilmente non riesco a trovare gli incastri, di conseguenza mi è impossibile riuscire a capire quale sarà il loro disegno finale. E' curioso anche notare quanto assurde e impressionanti siano le figure che vanno formandosi, in un divenire di immagini faticosamente comprensibili, a volte magnifiche e più spesso terribilmente complicate.  I puzzle mi sono sempre riusciti, fin da quando ero piccola, mi bastava un colpo d'occhio per capire quale pezzo andasse accostato ad un altro; velocemente incastravo, spostavo, componevo il disegno, inserivo l'ultimo tassello con grande eccitazione. 
Poi però non ricordo quando ho smesso di saperlo fare. 
E più mi arrovello e meno mi riesce, anche se la curiosità di vedere compiuta l'opera aumenta creando ansia, aspettativa e dipendenza. Il problema principale è che i pezzi aumentano. La scatola si fa ogni giorno più piena, pezzi sempre più complicati si aggiungono agli altri, colori sempre diversi si mescolano ai precedenti, tanto che davvero diventa impossibile capire come ognuno di questi pezzi sia compatibile con un altro. E dedicare tempo a questa sfida richiede uno sforzo enorme, energie che pensi di non possedere dentro di te, voglia di mettersi in gioco e tanta tanta pazienza. 


Oggi una ricetta semplicissima ma di gusto, adatta per queste serate d'inizio autunno, sapori intensi ma cremosi al palato da abbinare ad un buon bicchiere di vino ( quello che avrete usato per cucinare andrà benissimo, per quello consiglio di utilizzare un Chianti di buona qualità, così poi berlo sarà un piacere ).

INGREDIENTI:
( per due persone )

- 250 g di chicche di patate
- 50 g di speck in una fetta tagliata alta ( circa mezzo cm )
- quattro noci
- 1/2 bicchiere di vino Chianti
- tre cucchiai di mascarpone
- olio evo
- 1 spicchio d'aglio
- pepe nero



Tagliare a dadini lo speck e rosolarlo in una padella dopo aver fatto imbiondire uno spicchio d'aglio intero in tre cucchiai d'olio. Rimuovere l'aglio, sfumare con il vino Chianti e cuocere per qualche minuto. Spegnere la fiamma e aggiungere le noci tritate. Cuocere le chicche di patate in acqua poco salata, scolarle appena vengono a galla e saltarle in padella con il condimento, spegnere la fiamma, mantecare con il mascarpone e servire con una generosa spolverata di pepe nero macinato. 





Sento il bisogno di schiodare i piedi da queste quattro mura e spiccare il salto... Atterrare lontano, aprire gli occhi su nuovi orizzonti, sentirmi così piccola davanti alle cose veramente grandi del Mondo per poter ricominciare a capire. Ho bisogno di nuova consapevolezza, ho bisogno di andare.

Perciò partiamo partiamo
Che il tempo è tutto da bere
E non guardiamo in faccia nessuno
Che nessuno ci guarderà
Beviamo tutto sentiamo il gusto del fondo del bicchiere
E partiamo partiamo
Non vedi che siamo
Partiti già?

( "Viaggi e Miraggi", F.De Gregori )






















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