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venerdì 3 maggio 2013

SPAGHETTI INTEGRALI con ZUCCHINE GRIGLIATE, FETA e PINOLI al PROFUMO di BASILICO





BENVENUTO MAGGIO

Chiudo gli occhi in questo sole tiepido del mattino presto, il caldo sulle braccia nude mi fa sentire viva, mentre una lieve brezza accarezza i campi e l'erba si muove in una danza perfetta. Farfalle, coccinelle, uccellini, tutto si risveglia all'amore in un'esplosione di vita e nidi e danze di accoppiamento, i fiori fanno a gara per essere i più belli, il cielo è più grande e si perde oltre la collina dove immagino quella casa in pietra, quell'ulivo dalle braccia accoglienti che cullerà i nostri sogni in un giorno di maggio. 


Una ricetta dal sapore fresco, di stagione, molto gradevole, ottima anche il giorno dopo senza essere riscaldata, tirata fuori dal frigo almeno mezz'ora prima di servire. 

INGREDIENTI:
( per 2 persone )

- 160 g di spaghetti integrali
- 3 zucchine chiare lunghe di medie dimensioni
- pinoli una manciata
- 150 g di feta
- basilico fresco
- olio evo
- pepe nero in grani

Lavare le zucchine e tagliarle a fette sottili per il lungo, grigliarle e poi tagliarle a striscioline. Lessare la pasta al dente in acqua non troppo salata ( la feta è già saporita, usare meno sale del solito per l'acqua della pasta ), scolarla, condirla con le zucchine, i pinoli, la feta tagliata a quadratini, le foglie di basilico, il pepe nero macinato al momento e una generosa innaffiata di olio evo di buona qualità. Servire subito.




I don't care if Mondays black
Tuesday Wednesday heart attack
Thursday never looking back
It's Friday I'm in love

("Friday I'm in love", The Cure )


domenica 30 dicembre 2012

UN TRIS DI ANTIPASTI


Abbiamo camminato insieme su due stradine parallele, tenendoci la mano laddove cresce l'erba perchè le ruote dei carri non attraversano quel tratto. Due sentieri di campagna fatti di piccoli ciottoli bianchi, a tratti sconnessi e con qualche buca che nelle giornate di pioggia si riempiva d'acqua diventando poi fango e al ritorno del sole evaporava lasciando solo una traccia del suo passaggio. Si snodavano su un poggio ridente perlopiù pianeggiante, ed era gradevole passeggiare anche quando la strada si faceva più ripida perchè sapevamo che dopo la lieve salita ci sarebbe stata una discesa che ci avrebbe reso il fiato e la spensieratezza del nostro camminare. Ogni tanto facevamo una deviazione, ci sedevamo sull'erba verde a mangiare, a goderci la brezza primaverile mentre le nostre voci si univano in canti accorati e le nostre dita si intrecciavano, le nostre mani si cercavano, le nostre bocche sapevano amarsi. Ci riparavamo l'un l'altra quando arrivava una tormenta, a volte cadevo ma la sua mano era sempre lì, pronta a raccogliermi e curare le mie ferite. Abbiamo visto animali, piante meravigliose, montagne e il mare con le sue acque immense, abbiamo giocato e riso con l'animo che scoppiava per la gioia, abbiamo pianto e urlato e siamo stati tristi. 
Poi un giorno mi sono smarrita, la mia mano era vuota e con tanto dolore mi sono resa conto che non conteneva più la sua ma solo un mucchietto di polvere perchè ero caduta e mi ero aggrappata alla terra per non affondare. Avanti e indietro, ovunque guardassi vedevo solo le stradine che indifferenti e immutate continuavano la loro corsa verso l'orizzonte, nascondendosi dietro la collina e riapparendo dall'altra parte fino a che lo sguardo poteva perdersi, fino a che lo sguardo poteva arrivare. Ho camminato da sola, curva dopo curva, ho incontrato persone sul mio percorso con le quali ho condiviso tratti di strada, in certi momenti avevo paura del calare della notte e il freddo mi paralizzava, altre volte correvo libera come gli uccelli, con la sincera consapevolezza di essere capace di spiccare il volo.
E a un certo punto la strada è finita, così, improvvisamente. Niente più campagna, niente erba verde, niente prati, solo una radura piena di terra secca, uno spiazzo vuoto dove guardarsi intorno a trecentosessanta gradi e scoprire che è molto più facile osservare ciò che ci circonda piuttosto che quello che abbiamo dentro.
Poi una voce, calda voce familiare e poi due occhi, immutati nel colore ma con una nuova forma, una piega che non conoscevo e un nuovo modo, per me, di guardarci dentro e vederci il mondo. E infine una mano, una mano grande e forte che si tende verso le mie piccole ossa, mi acchiappa forte e riprende a camminare con me. Ora sarà un'unica strada ad accompagnare i nostri passi.



In questi giorni di festa capita spesso che si cerchino idee per cene, cenoni e cenette; gli antipasti e gli appetizers restano un must sempre gradito. Eccone tre tipi dai sapori diversi e contrapposti, gradevoli al palato, semplici e rapidi da preparare. 

INGREDIENTI:

- pere abate
- prosciutto crudo
- mascarpone
- pepe verde in salamoia

Sbucciare e tagliare le pere a fette alte circa 1 cm, spalmare su un lato un cucchiaino di mascarpone mescolato a qualche grano di pepe verde in salamoia, avvolgere una fetta di prosciutto crudo attorno ad ogni fetta e servire.

- pane cotto a legna
- pomodori secchi sott'olio
- lardo di colonnata
- rosmarino

Arrostire il pane tagliato a fette abbastanza spesse, togliere dal forno, appoggiare un pomodoro secco e una fettina di lardo su ogni fetta, guarnire col rosmarino e passare in forno caldo per qualche secondo per far appena sciogliere il lardo. Servire caldi.






- zucchine
- scamorza affumicata

Tagliare le zucchine a fette molto fini per il lungo, grigliarle, arrotolarle attorno ad un quadrato di scamorza affumicata e chiudere con uno stecchino. Passare in forno finchè il formaggio non sia fondente, servire calde.


Non è poi così difficile ascoltare
Perchè siamo carne da accarezzare
E progetti possibili da realizzare

Dal tuo silenzio al mio rumore
Dal nostro potere di non farci del male

Dal mio amore al tuo amore
Dal mio sentire al tuo pensare
Dal tuo cuore al mio cuore
Un millimetro appena 
O tutta una vita se è quello che vuoi

( "Dal tuo sentire al mio pensare", F.Mannoia )


lunedì 10 settembre 2012

COUS COUS con JULIENNE di POLLO SPEZIATO, ZUCCHINE e SALSA di YOGURT al LIMONE e BASILICO

Mi addormento su una spiaggia desolata, mentre il riverbero delle onde culla i miei sogni confusi e il sole basso sull'orizzonte scalda questa pelle segnata da passati dolori. Solo sabbia bianca attorno a me e un mare infinito, il silenzio rotto unicamente dalle strida di un gruppo di grossi uccelli che si contendono un pezzo di pesce. Il mare tiepido mi bagna i piedi delicato, sogno di squali e pesci pagliaccio che fanno capolino timidi dal loro anemone, sogno di occhi aperti sott'acqua e corpo leggero, di assenza di gravità e...
"Può salire più velocemente, signorina, vorremmo arrivare in cima prima di sera".  La coppia sessantenne dietro di me, cappello in testa e occhiali da gita, mi sollecita a sbrigarmi per non rallentare la loro tabella di marcia, mi scuso con un sorriso impacciato mentre il mare si dissolve e in un attimo scompare la sabbia fine e ricompaiono sotto le mie scarpe gli infiniti scalini della Tour Eiffel. Vorrei fotografare ogni passo, ogni pensiero che salirà con me fino in cima per poter essere poi gettato dall'alto nel cielo di Parigi. Credo che alcuni di questi pensieri si libreranno leggeri come piume, altri si schianteranno a terra con un tonfo sordo. 
"Com'era magica Parigi da là sopra", penso mentre sobbalzo sul sedile della vecchia Jeep reggendomi maldestramente dove capita per evitare di essere sbalzata fuori dal mezzo. La guida tanzanese mi rassicura in un buffo inglese che ormai manca poco al Lago Manyara: là potremo osservare abbeverarsi ippopotami, giraffe, gnu, zebre e se saremo fortunati lungo il tragitto potremmo anche incontrare qualche leone. Si respira un'aria ancestrale, un odore di selvaggio mi entra nelle narici e mi lascia inebriata e sognante quando alla mia destra, a poca distanza da noi, scorgo un branco di elefanti intento a camminare in una fila ordinata. Possenti e maestosi si dirigono verso il lago, socchiudo gli occhi per non farmi accecare dal sole...
"Però i leoni alla fine non li abbiano visti" dico riaprendo gli occhi, come se gli elefanti stessero ancora camminandomi davanti. Brindiamo facendo tintinnare i nostri piccoli bicchieri, poi il sake caldo ci scivola in gola, riscaldandoci piacevolmente. Asako fa la fotografa e vive a Shibuya, il quartiere dove, sedute in un piccolo ristorante, stiamo gustando dei ramen favolosi.  Dalla vetrina osservo assorta la miriade di luci che illumina la notte di Tokyo e il riflesso delle stesse che brilla negli occhi della mia nuova amica.
"Ma tu cosa ci facevi con quell'aria sognante in mezzo al Misir Carsisi di Istambul?" la voce delicata di Asako mi riporta al presente. 
"La stessa cosa che facevi tu" sorrido. "Fotografavo. Annusavo. Vivevo".
Ridiamo sonoramente innalzando nuovamente i bicchierini di sake. 
Ci eravamo contese uno scatto su un banco di spezie che era sembrato meravigliosamente fotogenico ad entrambe ed era stato grazie ai suoi consigli di esperta che ero riuscita a scattare una foto davvero unica. E davanti ad una tazza di caffè turco le mostravo i miei tesori. I miei preziosi scatti, i miei meravigliosi ricordi del mondo. Non ero una fotografa brava come lei, naturalmente, ma in quell'occasione ebbi modo di mostrarle cosa i miei occhi, il mio naso, la mia bocca e il mio spirito avevano vissuto: la piramide rossa di Dahshur, le meraviglie del Sognefjord, la spettacolare migrazione dei caribù attraverso la tundra artica, Plaza de Toros al tramonto, l'Abbazia di Mont Saint Michel, le rovine azteche di Cacatxla, gli occhi vispi di una volpe della Patagonia, un piatto di riso ad Adampur, il sorriso dei bambini di un villaggio mongolo...

Vorrei partire, alla ricerca di me stessa.



Un piatto unico completo e mediamente leggero perchè privo di troppi grassi, impreziosito dal sapore deciso del sale affumicato e del pepe nero che si contrappone alla delicatezza delle zucchine e della fresca salsina allo yogurt che lo accompagna.

La bellissima ciotola proviene dalla Turchia, regalo delle mie amiche alle quali ho dedicato questa cena.

INGREDIENTI:
( per 3 persone )

- 350 g di petto di pollo
- 500 g di zucchine
- 210 g  di cous cous precotto
- 2 spicchi d'aglio
- 1/2 bicchiere di vino bianco
- sale affumicato in fiocchi
- pepe nero
- olio evo
- 300 g di yogurt greco
- 1 limone non trattato
- qualche fogliolina di basilico

Grigliare il pollo sulla piastra dopo averlo cosparso di pepe nero e sale affumicato macinato su entrambi i lati, una volta cotto tagliarlo a julienne e metterlo da parte.
Tagliare a rondelle fini le zucchine, scaldare qualche cucchiaio d'olio con gli spicchi d'aglio pelato e prima che prendano colore aggiungere le zucchine, salare, dopo qualche minuto sfumare con il vino bianco, coprire e lasciar cuocere per circa 15 minuti. 
Preparare il cous cous versandolo in un tegame basso e largo, aggiungere un cucchiaio d'olio  e amalgamare il tutto sgranandolo bene con una forchetta. Aggiungere 300 ml di acqua bollente salata, coprire con un coperchio e lasciar riposare per cinque minuti. Sgranare nuovamente il cous cous con un mestolo di legno, lasciar intiepidire, aggiungere il pollo e le zucchine, mescolare bene e servire accompagnato da una salsa ottenuta emulsionando lo yogurt greco con 2 cucchiai d'olio, 1 cucchiaio di succo di limone, la scorza di limone e qualche fogliolina di basilico tritato.



Quando ero più giovane credevo che esistesse libertà

( "Arabian song", Franco Battiato )





sabato 25 agosto 2012

FONDUTA di ZUCCHINE alla MENTA e PINOLI con DADINI di EMMENTAL e PANE al SESAMO



A NEBBIA

Quella notte decisi che saresti stato tu, piccolo mio, in mezzo a tutti loro, bellissimi e bisognosi, saresti stato tu. Non ho scelto io, in realtà, sei stato tu a scegliere me. Con quella foto che era più potente di mille parole, quella tua aria da teppista dal cuore tenero, il tuo pelo sporco e arruffato che raccontava del tuo -breve- passato da vagabondo. E dall'altra parte dello schermo io, che desideravo solo prenderti in collo e accarezzarti, sentirti vicino e prendermi cura di te. E quel viaggio verso il canile di Furbara  mi sembrava interminabile mentre mi sentivo emozionata come una bambina in quella sera buia e fredda di febbraio; stavo venendo a prendere te, cucciolino, perché qualcuno ti aveva abbandonato, e nessuno ti aveva voluto. E ora ci sarei stata io per te e tu per me. Non scorderò mai la prima volta che ti ho preso in braccio, col tuo pelo lanoso  e tigrato, i tuoi occhietti vispi e la curiosità di chi si affaccia alla vita con entusiasmo. 
Siamo cresciuti insieme da allora, non senza difficoltà, imparando a darci fiducia l'un l'altra, adattando le nostre esigenze e i nostri orari, condividendo il nostro piccolo spazio e la nostra vita. Mi piace guardarti mentre dormi a pancia all'aria, mi piace come osservi il mondo con le tue mille espressioni, i modi diversi che hai di guardare le cose e quello che ti accade attorno. Hai lo sguardo intelligente di chi capisce ciò che gli viene detto. 
A te che sai sempre come mi sento. A te che al risveglio ti metti ogni volta "come piace a mamma", spaparanzato con le zampe a rana perché vuoi che ti gratti sopra la coda, e mi guardi come a dire: "sono stato bravo?". A te che ascolti, rifletti e poi valuti, perché non sei un suddito ma un compagno di vita con il suo carattere e la sua capacità di scelta. Anche a rischio di farmi arrabbiare e questo mi piace di te, perché alla fine ogni volta mi strappi un sorriso. A te che mi gratifichi con il tuo sguardo che ride ogni volta che sei contento perché facciamo qualcosa di bello insieme, quello sguardo che mi arriva direttamente al cuore e che è solamente, meravigliosamente, esclusivamente per me.
E' grazie a te che ho imparato prendermi il mio tempo, a camminare nel silenzio di un parco con i colori delle stagioni, a cercare nuovi posti da esplorare insieme, a sapere di averti accanto senza costrizioni, solo perché hai deciso di stare con me. 
Anche se hai fatto a pezzi il letto dei miei quando avevi cinque mesi. Anche se hai mangiato libri, occhiali, agende, portafogli, scarpe, ciabatte... anche se eri così furbo da farti bastare cinque minuti senza sorveglianza per combinare un pandemonio. Perché è stato così bello capire che eri cresciuto e che non avevi più bisogno di affermare la tua presenza facendo danni, sapere che quando sei solo a casa sei sereno perché al mio ritorno faremo cose bellissime insieme come stare sotto la pioggia incuranti del freddo e senza l'ombrello, come stare sdraiati su un prato verde sapendo che nessuno si avvicinerà se io non lo voglio perché in quel momento sei tu che ti prendi cura di me e mi sorvegli, come starsene semplicemente io e te sul divano, la tua testa appoggiata a me e il corpo abbandonato. 
Amo i ritmi delle nostre giornate, amo la tua voce che mi chiede le cose facendosi perfettamente intendere, amo quando c'è gente e fai il buffone, amo la tua capacità di controllarti in mezzo agli altri cani anche se so quanto è dura per te a volte, amo quando ti "metti in posizione" e salti da fermo per prendere il sasso, la tua coda gioiosa, il tuo emozionarti per quello che ti dico succederà, la tua presenza che riempie la stanza e la mia vita. 


Grazie Nebbia, perché la mia vita senza di te non sarebbe stata la stessa. 

Celeste mi ha "scelto" per questa foto su internet...non sono bellissimo?

...quanto è bello fare le gite...
...mi camuffo tra l'erba alta...


...mi metto ogni mattina "come piace a mamma"...

Per la presentazione di questa ricetta mi sarebbe piaciuto utilizzare l'apposito contenitore per la fondue bourguignonne, che tramite la fiammella al di sotto avrebbe mantenuto calda la fonduta di zucchine permettendo l'immersione dei pezzettini di formaggio e di pane con i bastoncini dedicati. Io non ce l'ho ma se la possedete è un'idea molto carina e che si sposa benissimo a questa ricetta. 

INGREDIENTI:

( per 2 persone )

- 600 g di zucchine chiare
- brodo vegetale
- 250 ml di latte intero
- 50 g di pinoli sgusciati
- olio evo
- pepe nero
- una decina di foglie di menta fresca
- fette di pane ( non fresco )
- semi di sesamo
- emmental







Scaldare qualche cucchiaio d'olio in un tegame, aggiungere le zucchine tagliate a dadini, salare, lasciar rosolare qualche minuto dopodichè coprire con il brodo vegetale bollente, aggiungendo le foglie di menta e i pinoli ( conservare qualche foglia di menta e alcuni pinoli per guarnire ). Lasciar cuocere finche le zucchine non saranno morbide e il brodo si sarà ritirato quasi del tutto, spegnere il fuoco e frullare. Aggiungere il latte bollente e rimettere sul fuoco per qualche minuto.
Ricavare dei quadratini da una fetta di pane imburrato da entrambe le parti e alta un centimetro, passare i quadretti nei semi di sesamo e arrostirli in una padella calda finche non saranno coloriti. Tagliare a dadini l'emmental.
Al momento di servire riscaldare la fonduta di zucchine, guarnire con un filo di olio crudo, una spolverata di pepe nero macinato al momento, una manciatina di pinoli, qualche foglia di menta e accompagnare con i dadini di pane e di emmental. 
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